La presentazione dei soggetti della "Lancia d'Oro" a Palazzo San Giusto

Organizzata dalla società storica aretina

| Categoria: Storia
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La presentazione dei soggetti della ‘lancia d’oro’, premio del Quartiere vincitore della Giostra del Saracino, si svolgerà quest’anno a Palazzo San Giusto, in via delle Gagliarde 2, sede del Quartiere di Porta Sant’Andrea. La presentazione è organizzata dalla Società storica aretina, d’intesa con l’Ufficio Turismo, Giostra del Saracino e Folclore del Comune di Arezzo e gli stessi Quartieri, nei quali l’evento si svolge a rotazione. I soggetti delle ‘lance d’oro’ delle edizioni 2013 verranno illustrati venerdì 24 maggio, alle ore 21,15.
Della Fraternita dei Laici, già Fraternita di Santa Maria della Misericordia, parlerà Liletta Fornasari, storico dell’arte e primo rettore dell’istituzione. Alla Fraternita è dedicata la ‘lancia d'oro’ della Giostra di san Donato del prossimo 22 giugno, in occasione del 750° anniversario dell’approvazione del primo statuto da parte del vescovo Guglielmino degli Ubertini (1263).
Ad illustrare vita ed opere di Giuseppe Verdi (1813-1901) sarà invece Claudio Santori, studioso ed esperto di musica. A Verdi è dedicata la Giostra della Madonna del Conforto in programma il 1 settembre 2013, in occasione del secondo centenario della nascita del compositore di Busseto.
L’incontro è aperto a tutta la cittadinanza e si concluderà con un dibattito nel quale tutti i presenti potranno intervenire. Saranno presenti Maurizio Carboni, rettore del Quartiere di Porta Sant’Andrea, e Luca Berti, presidente della Società storica aretina. Seguirà la visita del museo del Quartiere.

 


La ‘lancia d’oro’ della Giostra della Madonna del Conforto anno 2013 (126a edizione dell’età contemporanea) è dedicata al compositore Giuseppe Verdi, nel secondo centenario della nascita.
Nato a Roncole di Busseto il 10 ottobre 1813 in una modestissima famiglia, privo di regolari studi musicali, Giuseppe Verdi esordì alla Scala di Milano nel 1839 con Oberto, conte di San Bonifacio, cui seguì Un giorno di regno (1840); ottenne i primi successi col Nabucco (1842) e I lombardi alla prima crociata (1843); brani dei quali saranno adottati, nel clima patriottico di quegli anni, come inni risorgimentali. Nel periodo successivo (che Verdi avrebbe chiamato “gli anni di galera”) si impegnò in un’attività frenetica per farsi largo sul mercato operistico: tra 1844 e 1850 ben undici opere (Ernani, I due Foscari, Giovanna d’Arco, Alzira, Attila, Macbeth, I masnadieri, Il corsaro, La battaglia di Legnano, Luisa Miller, Stiffelio), nelle quali, avvalendosi di librettisti come Solera, Cammarano e specialmente Piave, assunse in toto il vecchio meccanismo melodrammatico, con le sue semplificazioni e le sue iperboli, sfruttandolo al meglio con sicuro piglio teatrale e precisa sensibilità per il gusto del pubblico.
Dominatore incontrastato dell’opera italiana dopo la morte di Donizetti, Verdi coronò questa prima fase con tre capolavori di essenzialità e concentrazione drammatica: Rigoletto (1851), Il trovatore (1853), La traviata (1853). Il rallentamento della produzione negli anni successivi si accompagnò a un cauto aggiornamento, una scelta più critica dei mezzi, maggiore cura delle funzioni orchestrali (I vespri siciliani, 1855), più articolata caratterizzazione dei personaggi (Simon Boccanegra, 1857; Don Carlos, 1867), ampliamento delle strutture drammatiche e assunzione di moduli del grand-opéra (Un ballo in maschera, 1859; La forza del destino, 1862; Aida, 1871).
Nei due ultimi capolavori (Otello, 1887, e Falstaff, 1893, su libretti di Arrigo Boito) basati su un libretto declamato drammatico e sul potenziamento della parte orchestrale, Verdi elaborò un moderno linguaggio teatrale in grado di far fronte ai nuovi orizzonti aperti da Wagner. Tra i lavori non teatrali: Il Quartetto per archi e la Messa di Requiem, scritta per la morte di Alessandro Manzoni (1874). Verdi morì a Milano il 27 gennaio 1901.  (Enciclopedia Universale Garzanti)

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