La Fraternita dei Laici

Dal 1263 ad oggi

| Categoria: Storia
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Fraternita dei Laici (1263-2013)

La ‘lancia d’oro’ della Giostra di San Donato anno 2013 (125a edizione dell’età contemporanea) è dedicata alla Fraternita dei Laici, nel 750° anniversario dell’approvazione dei primi statuti.
Sorta nella prima metà del Duecento come congregazione penitenziale e poi di culto mariano, la Fraternita di Santa Maria della Misericordia, oggi Fraternita dei Laici, viene rifondata con gli statuti approvati dal vescovo Guglielmino degli Ubertini il 2 aprile 1263. L’istituzione – della quale fanno parte tutti i cittadini di Arezzo – assume allora uno spiccato carattere caritativo, dispiegando per secoli la sua attività in favore delle categorie e delle frange più deboli della popolazione (poveri, miserabili, vedove, orfani, ammalati, ecc.) ed occupandosi della sepoltura dei defunti. Destinataria di ricchi lasciti, nel secolo successivo la Fraternita potenzia ed estende la sua opera ed inizia la costruzione di una nuova, prestigiosa sede in Piazza Grande, alla quale lavoreranno artisti di primo piano, come Bernardo Rossellino e Giorgio Vasari, da un lato, Spinello, Parri di Spinello, Bartolomeo della Gatta, dall’altro, e Felice da Fossato, autore dell’orologio della facciata. Fra i benefattori va segnalato Lazzaro di Feo Bracci, detto “Lazzaro ricco”, morto nel 1410.
Sullo scorcio del Quattrocento la Fraternita sostiene la nascita del monte di pietà (“Monte Pio”), per il prestito del denaro su pegno, che sarà attivo fino all’inizio del XIX secolo. Nel 1524 viene devoluto all’istituzione l'ospedale di sant'Agostino, le cui rendite eccedenti consentiranno di intensificare le attività di assistenza e beneficenza e di ampliare l’intervento in campo culturale, con la creazione di una scuola pubblica ed il sostegno agli studi dei giovani meritevoli, fra i quali Giorgio Vasari.
Nella seconda metà del Cinquecento, grazie anche alle eredità Gambiglioni e Cofani, viene costruito l'imponente Palazzo delle Logge destinato a chiudere il lato nord di Piazza Grande, che ospiterà al primo piano il teatro La Fenice, primo teatro stabile di Arezzo, utilizzato fino all’Ottocento inoltrato e poi trasformato in aula di Corte d’Assise; contemporaneamente si progetta e si attiva il primo acquedotto urbano, che sarà gestito dall’ente fino al pieno Novecento. Al pari di tutte le altre istituzioni cittadine anche la Fraternita passa sotto il controllo del patriziato locale, intensificando l’assistenza ai “poveri vergognosi”, cioè ai membri delle famiglie nobili incapaci di sostenere il tenore di vita aristocratico. Grazie alla donazione dei libri di Girolamo Turini (1602) si forma la “libreria” della Fraternita, aperta al pubblico nel 1680 e primo nucleo della biblioteca civica. Pochi anni prima (1674) l’istituzione aveva favorito l’insediamento di una tipografia in Arezzo, che ne era sprovvista.
Il riformismo leopoldino indirizza la Fraternita verso programmi di carattere collettivo, quali industrie manifatturiere e lavori pubblici, come il nuovo cimitero fuori della cinta muraria (1767). Successivamente l’istituzione crea una scuola di disegno per la formazione dei figli dei braccianti (1806) e, grazie ad Antonio Fabroni, il primo museo cittadino di Storia naturale e antichità (1823), dal quale nel Novecento sorgeranno i musei archeologico e medievale. Riceve poi l’eredità Sabatini (1828), che consente di inviare giovani medici aretini a perfezionarsi a Parigi, e la Collezione d’arte e archeologia dello scultore Ranieri Bartolini (†1856). Con la riforma del 1870 cade il privilegio nobiliare nel governo dell’ente, mentre dal 1882 la sede di Piazza Grande accoglie gli uffici giudiziari della città.
Sullo scorcio dell’Ottocento la Fraternita si trasforma in Istituzione pubblica di assistenza e beneficenza (Ipab), come previsto dall’apposita legge del 1890. Nel 1925 riceve il patrimonio lasciato dal commendator Giuseppe Ninci (oltre mille ettari di terreni nei comuni di Arezzo, Civitella della Chiana e Monte San Savino) e nel 1965 quello del cavalier Giovan Battista Occhini (oltre 400 ettari di terreni ubicati nei comuni di Arezzo e Castiglion Fibocchi), che, oggetto di interventi di miglioria e valorizzazione, costituiscono con le loro produzioni agricole una parte fondamentale delle entrate attuali dell’ente.
A partire dal 2006, la Fraternita si trasforma in Azienda pubblica di servizi alla persona, entrando a far parte del sistema integrato di zona per i servizi socio-sanitari; le attività di rilevanza economica ricevono nuovo slancio e vengono formulate nuove proposte in ambito sociale e culturale (Archivio storico, “Annali Aretini”, sezione didattica). Recentemente l’ente rientra nella sua storica sede di Piazza Grande.

(a cura di Luca Berti)

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