"Appalti a massimo ribasso, favoriscono le infiltrazioni criminali"

Cna Costruzioni dice basta

| Categoria: Economia
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“Non possiamo sottovalutare l’inchiesta che ha evidenziato infiltrazioni camorristiche nel nostro territorio e nel settore degli appalti – commenta Tiziano Ranieri, Presidente di CNA Costruzioni. Occorre ovviamente equilibrio nelle analisi e attendere che la magistratura completi il suo lavoro. Penso, comunque, che un elemento non possono essere messo in discussione: l’applicazione del principio del massimo ribasso negli appalti pubblici deve essere rivisto. Non rappresenta una garanzia per i cittadini, danneggia le imprese migliori, crea gravissimi problemi come quello delle infiltrazioni criminali”.

Negli ultimi anni sono stati assegnati appalti con ribassi anche oltre il 40%: non si può non essere perplessi sulla loro correttezza. Le imprese ‘regolari’ e che rispettano le norme di sicurezza sul lavoro non possono operare questi sconti e le amministrazioni pubbliche spesso non hanno gli strumenti tecnici per un’adeguata verifica sulla correttezza delle offerte.

CNA ribadisce la sua posizione e cioè l’affermazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa: tiene conto del radicamento dell’impresa sul territorio, del rispetto delle norme di sicurezza, dell’impatto ambientale, della formazione del personale, della qualità del lavoro.

“Senza dimenticare – aggiunge Ranieri – che le imprese locali, soprattutto in un territorio come il nostro, hanno una storia e sono conosciute. Non sono soltanto un numero nel registro della Camera di Commercio, non sono una sigla ma persone, imprenditori in carne e ossa conosciuti e stimati”.

La Regione Toscana ha varato nel 2007 la legge 38 che si ispira proprio a questi principi, ma non è pienamente applicata. Il ‘patto di stabilità’ aggrava la situazione: dopo 5 anni di crisi sono ben poche le imprese capaci di reggere a pagamenti che avvengono ad un anno di distanza dalla fine dei lavori.

CNA rinnova la disponibilità a collaborare con gli enti pubblici per favorire le buone pratiche, la qualità e la sicurezza del lavoro, la promozione delle imprese e l’effettiva realizzazione delle opere.

La categoria conferma le preoccupazioni per un settore duramente colpito dalla crisi: i dati della Cassa Edile delle imprese artigiane (Falea) delineano un quadro che non lascia intravedere segnali in controtendenza.

Se nel 2008 le ditte iscritte al Falea erano 790, nel 2013 sono vistosamente scese a 490;  per non parlare poi degli operai: il dato del 2008 (2514) cala vistosamente fino ad arrivare a 1.414 unità alla fine dello scorso anno.

Significativa anche la cifra della massa salari: all'inizio della crisi economica nel 2008 la massa salari era di 32 milioni di euro, nel 2013 si è attestata a poco più di 20 milioni e mezzo di euro.

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