Capitolo XII

Sotto la piazza

| di Paolo Goretti
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“Beh? Si può sapere che aspetti, Mina?”, le dice Mauro. “Guarda che sei proprio un rompicoglioni eh. Lo sai che sono lenta. Rimango sempre indietro quando siamo fuori, figuriamoci qua sotto. Poi c’è un umido, accidenti a me che ti do retta”, replica Carolina. “Cerchiamo di stare calmi e di restare uniti – interviene Alessandro – Tra l’altro c’è anche Milton che non ha la torcia, quindi qualcuno a chiudere la fila ci deve stare per forza”. “Ah, molto carino amore, sì – critica Carolina – Io dovrei fare l’ultima del gruppo, quella che nei film horror ci lascia sempre le penne senza che nessuno se ne accorga...”. “Ma non dire stronzate, Mina – la attacca Giacomo – Sei un po’ grandicella per credere a queste cazzate, no?”. “Vaffanculo, Rana – risponde Carolina – Tu non lo sapessi che sono una fifona”. “State un attimo zitti, ragazzi – li interrompe Mauro – Sentite questo rumore?”. “Sì, Meu – risponde Alessandro – sembra tipo un rigagnolo d’acqua che cade quaggiù”. “Esattamente”, dice Mauro. “E’ proprio così ragazzi – interviene Milton – E’ lo scarico dei tombini che ci sono qua sopra. Non lo sapevate che qui ci passa l’acqua fognaria di una parte del centro della città? Me l’ha raccontato un mio collega di lavoro che viene anche lui ogni tanto qua”. “Che schifo – commenta Roberta – Stai scherzando, spero”. “Ah, ora ti metti a fare la schizzinosa, ciccia? – dice Mauro – Non ve l’avessi detto che qua ci finiscono le schifezze di una parte della città, abbiamo comprato apposta gli stivali per non smerdarci. Facendo due calcoli di quanto abbiamo percorso, direi che ci troviamo più o meno all’altezza di Piazza Sant’Agostino”, e illumina lo spaglio d’acqua che scende giù dalla parete destra del tunnel per andare a formare una grossa pozza scura e maleodorante dal diametro di circa tre metri. “Occhio a dove mettete i piedi, che non so quanto sia profonda quella pozzanghera”, continua Mauro. Nel frattempo Giacomo prende un sasso grosso quanto un’arancia da terra e lo tira più o meno al centro della pozza. “Plunf”, si sente un rumore sordo e parte uno schizzo d’acqua che arriva più o meno ai piedi di Alessandro. “Sei proprio un cazzo di idiota, Rana – sgrida Alessandro – Avverti prima di fare queste cazzate, che non voglio ritrovarmi la faccia schizzata con la merda dei tossici di Sant’Agostino”. “Povera stella, Dedo – lo prende in giro Giacomo – Sarebbe un vero dramma se quest’acquaccia schifosa finisse sul tuo bel faccino, vero? Ad ogni modo, abbiamo capito che questa pozza è profonda più o meno mezzo metro, quindi vediamo di stare attenti se non vogliamo rischiare di inciampare e fare una bella immersione nella merda”. Mauro comincia a rullarsi una sigaretta e si mette a sedere su un tronco marcio, dalla parte opposta del tunnel rispetto alla pozza, con fare rilassato. “Complimenti, amore – lo sgrida Roberta – Hai trovato proprio un bel posto dove fare la pausa-relax”. “Ah beh, sai che tragedia – risponde Mauro – Propongo comunque di riposarci tutti dieci minuti, che mi sembrate un po’ nervosetti e stanchi”. “Ottima idea, Meu – lo appoggia Carolina – Io però a sedere nello schifo io non mi ci metto”, e anche lei prende dal pacchetto una sigaretta e la accende. “Posso averne una anche io, Cina?”, le chiede Milton. “Ahahahah  - scoppia a ridere Giacomo – Cina... bella questa”. “Perché ridi, Giacomo”, chiede Milton stizzito. “Ride perché il mio soprannome è ‘Mina’ e non  ‘Cina’ – risponde per lui Carolina – Non ci fare caso, è un povero coglione alle volte, ma è un bravo ragazzo. Tieni, prendi questa sigaretta, caro”. “Mamma mia ragazzi, sentite come puzzano qua sotto le sigarette – commenta Alessandro – State fumando in tre e sembra di essere accanto a una ciminiera. Va beh, tanto vale contribuire”, e si accende anche lui una sigaretta, seguito da Roberta e da Giacomo. Tutti e sei immersi in una piccola nuvola di tabacco sentono uno strano squittio provenire dalla direzione della pozza. “Che cazzo è, ragazzi?”, chiede allarmata Roberta, che subito illumina in quella direzione con la torcia. Davanti a loro ci sono due nutrie grosse quanto cani di media taglia.

Paolo Goretti

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