Capitolo XIII

Le bestie del Castro

| di Paolo Goretti
STAMPA

“Ahhh, aiuto”, grida assalita dal panico Carolina. “Andate via, bestiacce”, dice minaccioso Alessandro scalciando la più piccola delle due nutrie. L’animale, però, scatta improvvisamente in avanti e dà un morso nel polpaccio al malcapitato: “Aihaaa, cazzo”, urla Alessandro. Mauro tira un grosso sasso verso i due animali mancandoli di poco. Le nutrie fuggono impaurite nell’oscurità. “Dedo, tutto a posto?”, chiede Mauro. “Tutto a posto un cazzo – risponde Alessandro – Qua sanguino”, e mostra agli amici il polpaccio morsicato, dove si vede una ferita tutto sommato piuttosto piccola, ma dalla quale sgorgano due gocce di sangue. “Alò Dedo, ma che cazzo ti lamenti? – lo critica Giacomo – Non ti ha fatto un cazzo quella specie di mega-topo”. “Sei proprio un idiota, Rana – interviene Carolina, che nel viso è completamente sbiancata – Amore, come stai?”. “Sto bene – risponde Alessandro che poi si rivolge all’amico – Rana, lo so che non mi ha fatto un cazzo, ma il rischio che si infetti la ferita è grosso, visto lo schifo in cui vivono queste nutrie. Va a capire che cazzo mangiano”. “Non dovevi dargli quei calci – dice saggio Milton – Gli animali sono fatti così, quando si sentono minacciati attaccano. Tante volte ho incontrato topi come quelli, ma non mi hanno mai fatto niente, perché io non ho fatto niente a loro”. “Senti amico, risparmiaci la retorica dell’animalista per favore – lo rimprovera Carolina – Piuttosto torniamo indietro e pensiamo a portare Dedo all’ospedale a farsi vedere quella ferita”. “Sì Mina, dobbiamo andare all’ospedale, su questo non c’è dubbio – risponde Mauro – Però tornare indietro sarebbe una cavolata, e vi spiego anche perché. Abbiamo passato la metà del tunnel e la cosa migliore credo sia andare avanti per poi risbucare dall’altra parte, vicino alla caserma dei Carabinieri, accesso che tra l’altro è molto più vicino all’ospedale San Donato rispetto all’entrata del tunnel”. “Io rimango sempre più basita di quanto cazzo sei fissato con questa esplorazione di merda – lo attacca nervosa Carolina – E’ ovvio che tornare indietro sia la cosa migliore da fare, ma te vuoi continuare a visitare questo cazzo di tunnel, nonostante che il tuo amico sia rimasto ferito qua sotto”. “Stai calma Mina e cerchiamo un po’ di valutare i pro e i contro della faccenda – risponde Mauro – Milton, tu sei mai entrato dall’altra parte del tunnel? Sai dirci se si risale in superficie facilmente?”. “Se è quel posto vicino ai Carabinieri, sì ci sono stato – risponde Milton – E’ ancora più facile che da dove siamo entrati tornare nella strada. Cosa c’è però più avanti di qua, proprio non lo so. Sono sempre stato dove potevo vedere senza la torcia, quindi ho sempre fatto solo pochi passi dall’ingresso del tunnel”. “Eh, questo in effetti potrebbe essere un problema – interviene Roberta – Tornando indietro sappiamo quello che troviamo, ma davanti? Potrebbe esserci di tutto”. “Ok ragazzi, sentite – interviene Alessandro – Io mi sono un attimo tranquillizzato e credo che tutto sommato quello che è successo sia una sciocchezza. Andiamo avanti, finiamo questo tunnel e poi portatemi all’ospedale a fare vedere questa ferita. Non che mi faccia male o chissà che, ma per scrupolo sarei più tranquillo se la facessi vedere a un medico. Non vorrei svegliarmi domattina e trovarmi un polpaccio verde e gonfio come un pallone da rugby per poi scoprire che mi si è infettato di chissà quale schifezza”. “Beh, ragazzi – conclude Mauro – Direi che a questo punto è evidente cosa sia meglio fare. Andiamo”.

Paolo Goretti

Contatti

redazione@arezzooggi.net
Accedi Invia articolo Registrati
Cittanet
Questo sito utilizza cookies sia tecnici che e di terze parti. Continuando la navigazione acconsenti al loro utilizzo - Informativa completa - OK