Capitolo V

Giro di perlustrazione (parte II)

| di Paolo Goretti
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“Sì, dico a voi, là sotto”. Si sente dall’argine sinistro del Castro. Mauro e Alessandro escono con cautela, decisamente allarmati. “Lo sapete che non ci si può andare là sotto?”, dice loro un signore anziano, più o meno sulla settantina, affacciato dalla sponda che dà su via Beato Angelico. “Scusi, signore – risponde garbatamente Mauro – Stavo giocherellando con le chiavi della macchina proprio lì sul bordo del ponte e alla fine mi sono sfuggite di mano e sono cadute qua sotto. Mica potevo perderle così...”, e tira fuori dalla tasca le chiavi della sua auto. “Sì, vabbhé – risponde il signore per nulla convinto della tesi del ragazzo – Mica c’era bisogno di scendere tutti e due. Ma soprattutto, perché siete entrati dentro il tunnel? E’ pericoloso”. “Signore, ha ragione – replica Alessandro – E’ che ci siamo un po’  incuriositi e abbiamo deciso di affacciarci, ma mica avevamo intenzione di entrare dentro. Anzi, stavamo per l’appunto uscendo...”, e indietreggia in direzione dell’argine opposto a quello del signore, facendo cenno a Mauro di seguirlo.

“Ho capito, ho capito. Ma  state tranquilli, non vi voglio mica fare la multa o denunciare – gli dice il signore con calma – E’ solo che vi volevo avvertire, perché il Castro mi ha portato via un amico tempo fa. Me l’ha portato via per sempre”. Mauro e Alessandro hanno ormai raggiunto l’argine del fiume, e guardano il signore con evidente curiosità. “Aspetti che la raggiungiamo, così ci spiega per bene”, gli dice Mauro con un certo tono di voce, in modo da farsi sentire.

“Ma ora che ti salta in testa? – gli sussurra Alessandro durante il breve tragitto da sponda a sponda – Chissene frega della storia di questo vecchiaccio!”. “Zitto e ascoltiamo cosa ha da dirci – gli mormora Mauro – Magari ci torna comodo...”. “Io e Beppe eravamo usciti di casa di buon’ora, come facciamo spesso quando viene la buona stagione – comincia a raccontare il signore – Vedete, io sto qua vicino, in via Ristoro, così quando voglio fare una breve passeggiata, in genere vengo da queste parti. Ma non dilunghiamoci... Insomma, io e Beppe stavamo percorrendo proprio questo argine del Castro, quando ad un certo punto sentiamo un rumore venire da sotto di noi, dal letto del fiume. Neanche a dirlo, Beppe, da buon segugio subito comincia a tirare, e mi porta verso il letto in secca del fiume. Vediamo una nutria a una ventina di metri da noi, in direzione di quel tunnel là – e indica l’accesso dell’intubatura del Castro – Beppe, che era un esperto cane da caccia, a riposo da qualche anno, non si tiene più. Gli risale addosso tutta insieme la passione che aveva per l’arte venatoria, così, in men che non si dica, mi strappa il guinzaglio di mano e si lancia all’inseguimento. Io lo chiamo ‘Beppe, Beppe, torna qua’, ma niente. Aveva perso il lume della ragione. In appena una decina di secondi si era già catapultato dentro il tunnell all’inseguimento di quella bestiaccia scomparendo nell’oscurità.

Piano piano, mi avvicino anche io , fino a raggiungere l’ingresso del tunnell, esattamente dove eravate anche voi non più di dieci minuti fa. ‘Beppe, Beppe, forza torniamo a casa’, gli faccio ancora. Ma niente. Dopo quasi due ore che lo chiamavo come un ossesso, ci ho rinunciato, e sono tornato verso casa ripromettendomi di tornare dopo pranzo. Sono tornato poche ore dopo, il mattino successivo e quello dopo ancora. Ma niente, Beppe era scomparso. Non l’ho mai più visto – e gli occhi gli si fanno un po’ lucidi – E’ questo che intendevo quando vi ho detto che il Castro mi ha portato via un amico. Me l’ha portato via per sempre”.

Paolo Goretti

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