La "morte cardiaca improvvisa"

Prosegue il viaggio nel mondo dell'emergenza urgenza insieme all'infermiere Marco Gennai ed al direttore Massimo Mandò

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Altro capitolo drammatico è la cosiddetta “Morte Cardiaca Improvvisa” (M.C.I.). Questa patologia è la prima causa di morte nel mondo e ha un’incidenza di circa 1 abitante ogni 1000 all’anno. Si tratta di persone comprese tra 20 e 75 anni colpite improvvisamente da arresto cardiaco anche senza che sia presente una patologia cardiaca nota.  Pertanto solo nella nostra provincia, essendo circa 350.000 abitanti, si verificano ogni anno circa 350 eventi (quasi 1 al giorno) e circa 60.000 decessi in tutta Italia. Condividiamo appieno le campagne di sensibilizzazione per quanto riguarda la prevenzione per incidenti stradali e per gli incidenti sul lavoro le cosiddette “morti bianche”, ma fino ad oggi ancor poco si parla delle circa 60.000 vittime che ogni anno muoiono in Italia per arresto cardiaco improvviso. Fortunatamente vari studi dimostrano che molte di queste vite si possono salvare semplicemente attivando i soccorsi in maniera tempestiva, iniziando a fare da subito, in attesa dell’arrivo del soccorso il massaggio cardiaco esterno e utilizzando un defibrillatore semi-automatico (D.A.E.) che ormai in tutte le società civilizzate sembra quasi essere divenuto un elettrodomestico per la sua semplicità d’uso. Ad oggi i sistemi di soccorso in Italia hanno un’organizzazione a macchia di leopardo in cui abbiamo più possibilità di sopravvivenza se ci troviamo al nord piuttosto che al sud e viceversa. Tutto questo è inammissibile. Occorre che venga fatta formazione obbligatoria con infermieri già dalle scuole medie/superiori (in alcune nazioni questo avviene con notevole successo e già da anni). Devono essere divulgate le conoscenze sulla pratica del massaggio cardiaco e delle ventilazioni artificiali (non obbligatorie) e sull’utilizzo dei defibrillatori semi-automatici esterni. Ad oggi per i non addetti ai lavori un corso completo dura al massimo 5 ore ( una mattina) e viene insegnato tutto ciò che serve a salvare la vita alle persone. I recenti fatti di cronaca che hanno “dipinto” i telegiornali nazionali hanno messo in luce il problema della morte cardiaca improvvisa. In una società moderna come la nostra non è più possibile stare a guardare ed è per questo che anche il 118 di Arezzo in collaborazione con la fondazione “Cesalpino” si è attivato con il progetto “Arezzo Cuore” per distribuire per adesso più di 300 defibrillatori in tutta la provincia sia a bordo dei mezzi della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, dei Vigili del Fuoco, della Polizia Municipale e della Forestale, sia in dotazione a privati che ne fanno richiesta al fine di avere una rete sempre più capillare in grado di effettuare precocemente una defibrillazione rapida sul territorio. Al momento attuale la sopravvivenza dei circa 350 arresti cardiaci che si verificano nella nostra provincia ogni anno (quasi 1 al giorno) è circa del 8% troppo poco! In altre realtà, vedi i maggiori paesi orientali, in cui i defibrillatori sono diffusi tanto quanto i distributori automatici del caffè, la percentuale di sopravvivenza è addirittura del 60%!! I defibrillatori in uso oggi hanno solamente 2 tasti: 1 per l’accensione e l’altro per l’erogazione della scarica. E’ già in vigore una legge la 120/2001 che afferma che anche chi non è medico o infermiere, purché addestrato può defibrillare in autonomia.
Per visionare la lista aggiornata dei defibrillatori attivi in provincia di Arezzo è possibile collegarsi al sito: www.etrusco.org e cliccare sul logo “Arezzo Cuore”.
Concludendo è di fondamentale importanza che in una società civilizzata come la nostra, in caso di malore o trauma, tutti i cittadini sappiano allertare correttamente i Servizi di Emergenza, rendendosi disponibili ad  attuare  manovre di base o salvavita  essenziali per la sopravvivenza del paziente fino all’arrivo del soccorso qualificato. AIUTATECI AD AIUTARE!

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