Anghiari: una storia di malavita presentata in Biblioteca

L'11 settembre direttamente dall’Archivio Diaristico di Pieve S. Stefano

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- Sabato 11 Gennaio presentazione del libro In nome del popolo italiano – storia di una malavita di Claudio Foschini, vincitore del Premio Pieve nel 1992. A seguire, proiezione del film documentario omonimo che ne è stato tratto per la serie I Diari della Sacher di Nanni Moretti -

«Era il giorno 30/7 del 1949 alle ore dodici fra le baracche del rione Mandrione Acquedotto Felice nascevo io in qualche modo anchio avevo come gesù il bue e l’asinello il bue una puttana del vicino Mandrione e l’asinello, Agostino un ladro ».
Inizia così, in modo tenero e insieme sfrontato, In nome del popolo italiano – storie di una malavita, l’autobiografia di Claudio Foschini (Roma, 1949-2010), ladro, rapinatore, bandito e coatto. Claudio la scrive dal carcere romano di Rebibbia, uno dei tanti da cui entra ed esce in una vita da recidivo, e la spedisce all’Archivio Diaristico di Pieve Santo Stefano. E se come bandito non ha avuto grande fortuna, come scrittore rivela un talento straordinario, e vince il Premio Pieve nel 1992.
Il libro, edito dal Il Mulino, verrà presentato sabato 11 Gennaio presso la Biblioteca Comunale di Anghiari a partire dalle ore 18 in un evento organizzato con la collaborazione, oltre che del Comune di Anghiari, della Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, per la quale interverranno Natalia Cangi e Nicola Manaresi e della Libera Università dell’Autobiografia, per la quale interverrà Caterina Benelli.
In nome del popolo italiano è un insieme di storie di periferia e povertà, di umiliazioni e di espedienti, rapine e galera. Ha scritto con furia, Claudio Foschini, undici bloc notes fitti in sette mesi, in cui racconta un’esistenza che pare un piano inclinato: la nascita nella più degradata periferia romana, la miseria, l’apprendistato fin dall’infanzia come borseggiatore sulla linea 64, e poi i furti in appartamento, le rapine, la droga. Una «malavita», appunto, riscattata in parte dalla scelta di non sporcarsi mai le mani con l’omicidio e con lo spaccio. Quando va bene ci sono le fuoriserie, i night, le donne, quando va male c’è la galera e dopo, di nuovo, la necessità di procurarsi in qualunque modo del denaro. Una spirale che cresce fino al tragico epilogo, consumato in una mattina di maggio del 2010, quando Claudio viene ucciso da una guardia giurata mentre cerca di rapinare una tabaccheria. La sua morte non fa parte del racconto, ma, come scrive Giancarlo De Cataldo nella sua prefazione curata insieme a Saverio Tutino, «è impossibile leggere queste pagine piene di vita senza pensare al finale. Possiamo però lasciarci su un interrogativo: chissà se mentre se ne andava per sempre, anche a Claudio Foschini sarà affiorata alle labbra la battuta di Accattone morente: aaah, mo’ sto bene...».
Dalla storia nel 2001 è stato tratto il film-documentario In nome del popolo italiano per la regia di Valia Santella, nella serie «I diari della Sacher» di Nanni Moretti che sarà proiettato in Biblioteca per l’occasione.

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