Giaccherini in Premier. La rivincita della classe operaia del pallone

In Inghilterra è stato pagato come un top player e ricoperto di sterline. E chi lo criticava adesso lo rimpiange

| di Andrea Lorentini
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Si chiamasse "Giaccherinho" ne sentiremmo parlare già da tanto tempo”. Così Antonio Conte nel dicembre del 2011 rispondendo a tutti quelli che non ritenevano Giaccherini un calciatore da Juve.  Emanuele da Talla ha  tirato dritto, infischiandosene dello scetticismo che aveva accompagnato il suo arrivo a Torino.  Per Conte è sempre stato il 12esimo uomo, prima alternativa ai titolari. Quello da mettere in campo per uno spezzone di partita o anche solo per pochi minuti. E il Giak l’ha ripagato spesso e volentieri. Come nell’ultimo campionato quando il suo gol al Catania ha rappresentato un momento decisivo per la conquista dello scudetto bianconero.
Giaccherini ha conquistato Conte e convinto Prandelli.  La convocazione all’Europeo 2012 e la maglia da titolare all’esordio contro la Spagna, una Confederations Cup da protagonista con tanto di rete al Brasile. In azzurro vanta anche il record di gol più veloce della storia.
Le prestazioni in Brasile gli hanno regalato la ribalta internazionale e la chiamata dalla Premier League. Dopo due scudetti vinti e un ruolo stabile in nazionale, è passato all’incasso.  Dalla sua cessione la Juve ricaverà circa 8 milioni di euro, al ragazzo ne andranno due all’anno. Impossibile dire di no.  Magari con una parte di quei soldi ci comprerà il Talla e lo porterà a scalare le categorie del calcio. Chissà, forse un giorno accadrà.
Con lui la classe operaia del pallone va in Paradiso. Operaia nel senso migliore del termine: centrocampista, esterno, terzino. Dove lo metti sta.  Non è un fuoriclasse, ma nella catena di montaggio di una squadra diventa un ingranaggio indispensabile.
Oggi che se ne va in Inghilterra, pagato come un top player e ricoperto di sterline, i detrattori, quelli che due anni fa lo accolsero a Torino con ironia, ne rimpiangono l’addio. Per Emanuele Giaccherini da Talla è, forse, questa la soddisfazione più grande.

Andrea Lorentini

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