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A San Giovanni si parla di "donne sull'orlo di una crisi economica"

Giovedì 9 maggio alle ore 21 presso la Pieve di San Giovanni Battista

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Giovedì 9 maggio fa tappa a San Giovanni Valdarno il ciclo di incontri su famiglia e impresa che nei mesi scorsi ha toccato diverse città della Toscana, da Firenze a Pisa e Lucca. Una iniziativa del gruppo regionale Terziario Donna Confcommercio nata per fare il punto sui bisogni e sulle criticità di chi oggi si trova a conciliare gli impegni di cura familiare con la conduzione di un’azienda.

La tappa in provincia di Arezzo - che si svolgerà presso la Pieve di San Giovanni Battista (in piazza Cavour) dalle ore 21 - è quella conclusiva del ciclo ed è realizzata in collaborazione con la Confcommercio aretina, con il contributo di Banca CR Firenze, sponsor ufficiale dell’intera manifestazione, e di Casprini.

Ospite d’onore della serata la giornalista del Sole 24 Ore Monica D’Ascenzo, autrice del fortunato libro “Donne sull’orlo di una crisi economica”. Con lei sul palco anche Anna Lapini, presidente regionale del Terziario Donna nonché presidente provinciale di Confcommercio; Elisa Cencini, presidente provinciale di Terziario Donna e Susanna Fanotti, direttore della Filiale di Banca CR Firenze a San Giovanni Valdarno.

A moderare gli interventi il direttore della Confcommercio aretina Franco Marinoni, che aprirà il talk show prendendo spunto proprio dal testo della D’Ascenzo. “In maniera molto ironica e provocatoria la D’Ascenzo scrive che le disparità di genere sul lavoro cominciano con la paghetta”, sottolinea la presidente di Terziario Donna Toscana Anna Lapini, “una ricerca dimostra infatti che le famiglie italiane danno meno soldi alle bambine e con meno regolarità rispetto a quanto fanno con i figli maschi. Non solo: le bambine spesso si abituano a fare piccoli lavoretti in casa senza aspettarsi una retribuzione. Quindi non è un caso se le donne hanno un livello molto basso di alfabetizzazione finanziaria, mentre i maschi sono abituati da sempre a dare un valore al denaro, a gestirlo e a contrattare. Accade così che, già al primo stipendio, fra due neolaureati alla prima assunzione l’uomo riesca a strappare una retribuzione di almeno 5.000 euro in più rispetto alla donna. Un divario che è destinato a crescere durante la loro vita lavorativa: a parità di carriera e livelli retributivi, si calcola che una donna guadagni in media 360mila euro in meno rispetto all’uomo”.

“È da questa provocazione che vogliamo partire per affrontare le tematiche della diversità  di genere”, prosegue la Lapini, “se una cosa è certa, è che se la nostra economia vuole uscire dalla crisi deve imparare ad avvalersi anche di quel potenziale troppo spesso sottovalutato e inespresso delle donne. E può farlo anche garantendo una serie di servizi che sostengano il ruolo di cura delle donne nella famiglia”.

Nel frattempo, però, la crisi continua a colpire le donne in modo particolare: prime ad essere espulse dal mercato del lavoro, o ad uscirne volontariamente per dedicarsi alla famiglia, sono le più interessate da forme contrattuali precarie o anomale e anche nel caso facciano carriera difficilmente riescono ad entrare nella stanza dei bottoni, tanto che solo un dirigente su dieci in Italia è donna, contro la media di tre su dieci degli altri Paesi Europei. “Se continua così, le nostre imprese rischiano di perdere un capitale importante di qualità e valori specifici dell’universo femminile. È una questione economica prima ancora che una questione politica di parità di diritti. Con l’incontro di giovedì 9 maggio - conclude la presidente Lapini – vogliamo quindi richiamare l’attenzione di tutti su questo tema. Lo faremo anche con l’aiuto della Banca CR Firenze, che ha sostenuto tutto il nostro ciclo di incontri  e che ci spiegherà che cosa il mondo del credito può fare per supportare le donne che vogliono fare impresa”.

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