Ha tentato in ogni modo di instaurare un rapporto con il padre, che appena dopo la nascita l'aveva lasciata per trasferirsi a Mantova, dove ha messo su un'altra famiglia, ma non c'è stato nulla da fare. A niente sono valsi i tentativi fatti anche con l'aiuto della madre. In tanti anni ha ottenuto solo un paio di brevi incontri in un bar. Così raggiunta la maggiore età ha deciso di fargli causa, chiedendogli un risarcimento di oltre centomila euro. Un gesto forte, motivato non solo dalla delusione per non aver avuto l'appoggio nè morale e neppure economico dal babbo, ma anche dalla nacessita di ribadirgli ancora una volta "io ci sono e ci sono sempre stata".
Ed ora, dopo due anni e numerose udienze, il tribunale di Mantova, le ha dato ragione riconoscendole una somma forfettaria di 1000 euro all’anno fino al raggiungimento della maggiore età, e di 500 dopo averla superata. La richiesta di risarcimento andava ben oltre i centomila euro.
L’iter giudiziario è terminato in Lombardia, perchè seppure la ragazza abbia sempre vissuto nell’Alto Casentino, prima di trasferirsi a Firenze per lavoro, il padre, subito dopo la sua nascita era andato a vivere nella cittadina del Nord.
“Il Giudice ha ritenuto superfluo persino sentire i numerosi testimoni indicati dalla giovane, dato che il padre non ha mai negato la circostanza di non averle prestato assistenza, morale oltre che materiale” spiega l’avvocato aretino Iacopo Gori (nella foto), legale della ragazza, che commenta: “L'importanza della sentenza sta proprio nel riconoscimento di un danno esistenziale per effetto della lesione di un diritto costitutzionalmente tutelato, ossia quello alla famiglia e ad un normale rapporto con entrambi i genitori, in termini di accompagnamento alla crescita, e non soltanto in senso classico patrimoniale come siamo abituati a pensare”.