Scritta neo fascista sulla facciata del Palazzo Comunale. L'ira di Fanfani: "Un'offesa alla casa di tutti gli aretini".LE REAZIONI

E' stata fatta nella notte. Il sindaco chiede il massimo impegno alle forze dell'ordine per individuare i responsabili. Sel: "Atto vergognoso". Lo sdegno di Bracciali

07/11/2012
Attualità
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E' stata vista solo stamani, ma probabilmente è stata fatta nella notte. Una sritta, con lo spray nero, sulla facciata del palazzo comunale che riporta questa scritta: "Attenzione sporchi stranieri i fasci sono tornati". Immediata la reazione del sindaco Fanfani: "La scritta che stanotte ha imbrattato la facciata del palazzo comunale è lo specchio del cuore e del cervello di chi l’ha fatta. Sono certo di tre cose. La prima: gli autori rappresentano solo se stessi e non la città democratica e accogliente che Arezzo è. La seconda: i fascisti non torneranno né ora né mai per la stessa ragione. La terza: l’aggettivo “sporco” non è attribuibile a chi è nella nostra città per lavorare e per costruire un nuovo futuro per sé e per tutti insieme a chi qui è nato.
Ne aggiungo una quarta: l’Amministrazione comunale si costituirà parte civile e chiederò alle forze dell’ordine uno sforzo particolare per individuare e colpire gli autori della scritta. Non hanno scelto un muro qualsiasi ma quello della massima istituzione democratica cittadina per dare sfogo alla loro idiozia. Qualcuno dirà che è una ragazzata. Forse. Certo è un’offesa alla casa di tutti gli aretini" conclude Fanfani.

Anche il coordinamento comunale di Sel ha reagito all'atto con parole dure: "La vergognosa scritta apparsa questa notte sul muro del Municipio è effettivamente un atto in perfetto stile fascista. Di quello stile, infatti, rivela soprattutto la vigliaccheria del gesto. La nostra città, che tanto sangue ha versato nella lotta di resistenza contro il nazifascismo, saprà rigettare questi maleodoranti rigurgiti di un passato che solo pochi stolti pensano di dover rimpiangere. Nell’attesa che le forze dell’ordine ci rivelino presto i loro nomi, il coordinamento comunale di SEL esprime tutta la propria solidarietà alle comunità straniere di Arezzo, bersaglio di questo attacco infame, e ringrazia il Sindaco Fanfani per la netta e intransigente presa di posizione".

Sdegno espresso anche da Matteo Bracciali, capogruppo Pd che con una nota dichiara: "Una doppia offesa. Questo hanno fatto gli autori della scritta di stanotte sulla facciata del palazzo comunale. Hanno offeso i cittadini stranieri che vivono e lavorano ad Arezzo e che sono ormai parte integrante della comunità locale. Hanno offeso tutti i cittadini, indipendentemente dalla nazionalità e dall’etnia, perché il luogo della loro azione è stato il palazzo comunale, la casa di tutti e luogo istituzionale per eccellenza.
Al razzismo delle idee, si aggiunge il fascismo della firma. Chi ha usato il termine “fasci” non ha probabilmente nemmeno la più pallida idea di che cosa sia stato il fascismo e di quale prezzo l’Italia e la nostra città abbiano dovuto pagare. Questo non li giustifica, L’abbinamento di xenofobia e di totalitarismo è quanto di peggio la storia umana abbia conosciuto. Il nostro auspicio è che gli inquirenti possano individuare i responsabili di quanto accaduto e bene farà il Comune, come annunciato dal Sindaco Fanfani, a costituirsi parte civile".

Ed è intervenuto anche Fabrizio Piervenanzi: "Proprio ieri, nel corso della seduta del consiglio comunale, grazie a una proposta del consigliere Luigi Scatizzi e al reciproco riconoscimento tra i gruppi – maggioranza e minoranze - del buon lavoro fatto da tutti  perché Arezzo rimanesse Provincia, si è respirato un clima particolare: fatto di condivisione e rispetto sinceri. Si parlava di cose che sentivamo nostre, che appartengono a tutti noi, comunque collocati e a tutta la città che su quei banchi siamo stati chiamati a rappresentare.
La proposta del consigliere Scatizzi riguardava l’intitolazione di una piazza o di una strada, nel nostro territorio, da dedicare alla memoria di due partigiani che si resero protagonisti del salvataggio in extremis, di duecentonove ostaggi (uomini, donne e bambini) il 29 giugno del ’44, presso la Chiassa Superiore. Riuscirono nel loro intento, quando già il plotone di esecuzione tedesco era pronto a svolgere il suo infame compito.
Al racconto coinvolgente che abbiamo ascoltato, per poi votare non a caso all’unanimità quella proposta, si sono uniti i ricordi e le considerazioni umane e propositive di altri consiglieri di minoranza, come Gianni Cantaloni e Luigi Lucherini, di Andrea Lanzi e Franco Mazzi della maggioranza, che hanno accresciuto il comune sentimento di rifiuto verso la follia e la barbarie che segnarono la nostra comunità e il nostro Paese, all’interno di una gigantesca tragedia.
Solo poche ore più tardi, all’esterno del municipio, cioè della  “casa di tutti gli aretini”, qualcuno ha ritenuto di lasciare una testimonianza del suo passaggio, con un gesto vandalico, una scritta violenta e intollerante alla quale, senza saperlo,  proprio nel corso del consiglio comunale di ieri, tutti, all’unanimità, abbiamo dato  in anticipo una risposta comune. Democraticamente".

Ed ecco il commento dell'Arci Arezzo: "Questa mattina ci siamo svegliati mentre Oltreoceano stavano festeggiando un Presidente afroamericano. La nostra città, invece, di buon'ora, aveva da offrirci l'ennesimo scempio razziale: una scritta xenofoba sui muri del Comune di Arezzo, in cui si lanciavano minacce ad un per niente specificato "straniero". L'Arci, da parte sua, ha da sempre posto una certa attenzione e altrettanto aiuto verso quello "straniero",  e perciò, amareggiata, si unisce al coro d'allarme che si sta alzando da diversi esponenti della politica e non solo da quella. Condanniamo totalmente l'evento e anche l'imbruttimento di tanti animi, che visto il difficile momento storico, giustificano le proprie difficoltà, colpevolizzando l'altro, perché "diverso" da noi. E per questo, oltre che condannare (azione che molto spesso lascia il tempo che trova), vogliamo soprattutto invitare la società tutta e la politica a non stancarsi mai di dire ogni volta che può, che il "diverso" da noi è una risorsa e non un problema. Non sottovalutiamo mai simili atti e riflettiamo su quanto ancora oggi sia importante, o peggio ancora, fondamentale, investire sulla comprensione sociale e la solidarietà. Occorre, come l'Arci già fa da tanto tempo, impugnare la sfida culturale che tali episodi ci impongono".


 

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