La scuola in sciopero, stamani corteo dalla stazione alla Provincia

Gli studenti aretini scendono in piazza per dire no agli ultimi provvedimenti del Governo Monti. Anche l'Arci in strada con i ragazzi

22/11/2012
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Attualità
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La scuola, questa strana e bistrattata istituzione. Passano gli anni e i problemi restano. Anzi, aumentano. Non per questo però, gli studenti aretini alzeranno le mani, arrivando alla resa con un governo che trova soluzioni per tutti, tranne che per i giovani.
Sabato mattina, alle 8,30, l’appuntamento sarò in piazza della Stazione per un corteo che si dipanerà in tutto il centro storico e un dibattito finale in piazza della Provincia. Perché sono gli studenti di tutta la provincia che vi parteciperanno.
Sarà la nostra occasione per far capire le ragioni degli studenti italiani.  Sciopereremo, alzando la voce per le strade delle città, della nostra città, perché tutti sappiano e capiscano che il problema “scuola” è un problema che riguarda noi ragazzi, ma che se lo si guarda bene, è una delle poche questioni che deve interessare tutti.
Sono tanti, troppi, i motivi per cui questo sciopero è stato indetto. Molti sono vecchi, questioni annose che da sempre affliggono il sistema scolastico italiano. Altri ancora, sono attuali e legati ai recenti e sprovveduti provvedimenti del governo. Provvedimenti come quelli che hanno portato allo sciopero degli insegnanti, che negando le gite d’istruzione e gli scambi, hanno come unico risultato quello di peggiorare ulteriormente l'istruzione giovanile.
Alla base di tutto questo, il medesimo problema che affligge la nostra società da sempre: i tagli alla scuola.
Sciopereremo perché gli investimenti sull’edilizia scolastica lasciano molto a desiderare. E perché le strutture continuano a essere inadeguate, fatiscenti e pericolose.
Sciopereremo perché la questione del diritto allo studio, nonostante i proclami e le promesse, oggi, in Italia, non è neanche presa in considerazione. Una legge nazionale sul diritto allo studio non appare in nessun ordine del giorno di nessuna istituzione nazionale e intanto, gli studenti, sono obbligati a spendere ogni anno dai 900, ai 1.600€.
Sciopereremo perché le borse di studio, il comodato d’uso dei libri di testo, la gratuità dei trasporti pubblici, ci sembrano dei diritti semplici, scontati e di non impossibile attuazione, ma rimangono solamente un miraggio per la stragrande maggioranza delle realtà italiane.
Sciopereremo perché gli studenti vogliono più democrazia scolastica: deve aumentare il coinvolgimento della componente studentesca all’interno della vita delle scuole. Lo studente deve essere il protagonista e non un semplice utilizzatore di un servizio.
Sciopereremo perché la tassazione universitaria negli ultimi anni è aumentata del 60 per cento, nonostante siamo il terzo paese in Europa per importo delle tasse studentesche. Un aumento che è diventato un muro, un muro che molti giovani non riescono a superare. Non ci avevate raccontato che più saremmo andati avanti e più persone avrebbero avuto il diritto di studiare?
E allora perché, ogni anno, migliaia di studenti meritevoli, ma con una difficile situazione economica alle spalle, non ricevono alcun supporto dallo Stato per far si che possano frequentare l’Università?
Sciopereremo perché, come se tutto questo non bastasse, dobbiamo anche confrontarci con un fenomeno che si chiama disoccupazione giovanile. La ricerca di lavoro, per noi, è diventata un gioco al massacro. La propria realizzazione personale, un sinonimo d’incertezza e mancanza di diritti. Per non dire di futuro.
Sciopereremo perché nella teoria tutti vogliono andare verso un’economia della conoscenza, verso un mondo del lavoro che valorizzi competenze e alta formazione…ma in realtà cosa sta facendo concretamente il governo per permettercelo?

Sulla manifestazione interviene anche Francesco Romizi, presidente dell'Arci aretina: "Finalmente gli studenti non ci stanno. Finalmente il mondo della scuola torna in piazza. Perché proprio della piazza, la scuola ha bisogno. Una piazza dove spiegare al mondo quanto ci costerà avere una scuola perennemente non all’altezza. Quanto sia una cattiva decisione, ogni risorsa tolta all’istruzione per risanare qualsiasi altro capitolo di bilancio.
Di cattivi investimenti è coperta la strada della politica e delle istituzioni, ma il non investimento sulla scuola, è il peggiore di tutti.
E allora non lasciamoli soli questi ragazzi. Tutte le realtà politiche, istituzionali, culturali, sindacali aretine, stiano con loro. Non lasciamoli sioperare da soli. La società civile ascolti e comprenda questi giovani che tornano all’impegno e alla passione, alla voglia di dire la propria e al confronto. Non lasciamoli soli sabato mattina. Stiamogli accanto. Lo dobbiamo al nostro presente al nostro futuro".

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