La denuncia del Coisp "Atti di indagine su mafiosi ritrovati in un cassonetto della questura"

Segnalazione fatta dal sindacato di polizia al questore Addonizio

11/12/2012
Attualità
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Il coisp di Arezzo denuncia che sono stati ritrovati in un cassonetto della questura: " atti riservati di indagine su soggetti appartenenti alla criminalità organizzata di stampo mafioso"

Ecco il testo integrale:

Nella gestione quotidiana di una qualsiasi struttura operativa, capita di incorrere in situazioni di diverso tipo, a volte piacevoli, altre volte meno. Ma ciò che consente alla struttura stessa di continuare serenamente nell’operatività per la quale è stata predisposta è senza meno rappresentato da ferree regole funzionali che, non consentendo ad alcuno di sviare dal percorso segnato, garantiscono un andamento lineare del percorso comune finalizzato all’ottenimento dei risultati prefissati.

Nella struttura operativa della Polizia di Stato uno degli argini basilari per il raggiungimento dei risultati istituzionalmente posti è sempre stato rappresentato dalla chiarezza e limpidezza delle azioni di ogni appartenente, a tutti i livelli, giacché ogni tentativo di devianza troverebbe ben poco terreno fertile in un ambiente così “attento” come quello che condividiamo giornalmente. Non a caso il nostro regolamento di servizio e tutta la normativa che disciplina il nostro funzionamento è talmente certosina da porci di fatto, oltre che di diritto, in una situazione ordinamentale speciale.

Nella Questura di Arezzo, alcuni iscritti si sono a noi rivolti con rammarico e indignazione per aver saputo di essere stati spiacevolmente indicati come gli autori di un episodio cui affermano di essere estranei (e noi ben sappiamo che sono totalmente estranei!!):

ci riferiamo al rinvenimento in un cassonetto dei rifiuti, posto all’interno della Questura, di atti riservati di indagine su soggetti appartenenti alla criminalità organizzata di stampo mafioso. Atti che sicuramente avrebbero dovuto trovarsi altrove e che, senza meno, anche in caso di sopravvenuta inutilità, non avrebbero dovuto trovare alienazione se non attraverso i normali canali di scarto ben disciplinati dalla norma sugli archivi.

Il sovrapporsi disordinato ed insistente delle verità, che ciascuno sta cercando di contrabbandare come autentiche, sta avvelenando l’ambiente che, abituato a ben altre fermezze in casi anche molto meno delicati, sta lasciando ampi spazi ad interrogativi sulle motivazioni di un presunto inaccettabile immobilismo dell’Amministrazione locale: intanto chi è ingiustamente sospettato si risente, così come si risente anche chi – ci auguriamo senza fondamento – ritiene che altre e meno nobili possano essere le cause del presunto immobilismo.

Per questo Le chiediamo oggi un segno tangibile di trasparenza, a garanzia di un recupero della serenità operativa di tutti ed in coerenza con lo spirito funzionale della Polizia di Stato sopra richiamato.

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