"Paghiamo l'Imu o lo stipendio ai dipendenti?"

L’allarme del presidente del Consorzio Sviluppo Pratacci Alberto Bidini

12/12/2012
Attualità
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L’Imu si abbatte anche sulle imprese di Pratacci e taglia come una scure i proventi di un anno di lavoro. “Con l’Imu quest’anno arriviamo a pagare in totale due volte e mezzo quanto pagavamo con l’Ici. Ma i nostri utili sono rimasti agli stessi livelli nei casi migliori, se non si sono addirittura abbassati”. Alberto Bidini, presidente del Consorzio Sviluppo Pratacci, parla a nome dei colleghi imprenditori dell’area. In massima parte commercianti all’ingrosso e artigiani, che come molti altri imprenditori in questo periodo stanno facendo i conti con una pressione fiscale che è salita alle stelle e che mette in forse non solo la redditività, ma l’esistenza stessa delle loro imprese e dei posti di lavoro.

A parlare sono i numeri, con una eloquenza cruda che sgombra il campo dalle nebbie della demagogia: “per un capannone commerciale di 2mila metri quadrati si pagavano 3.500 euro di Ici, ora con l’Imu se ne pagano ben 8.500”, dice Bidini, che oltre ad essere presidente del Consorzio è anche membro di giunta della Confcommercio provinciale, “raddoppiando la superficie, per 4mila metri quadrati ora si pagano 17mila euro contro i 7mila di solo un anno fa. Sono aumenti insostenibili e fuori da ogni logica, soprattutto a fronte di fatturati in calo. È impossibile andare avanti così: che senso ha costringere un imprenditore a scegliere fra pagare le imposte o pagare gli stipendi ai propri collaboratori? Ma se continua così non potremo fare altrimenti…”.

La questione dell’Imu “pesante” ha un’origine ben precisa. “Gli immobili ad Arezzo sono già stati oggetto di una rivalutazione catastale di oltre il 60%, per cui l’aliquota fissata dal Comune per il calcolo dell’Imu agisce su importi di base più alti che in precedenza”, spiega il presidente del Consorzio, “inutile quindi che l’aliquota che grava sui nostri capannoni sia al 9,9%, più bassa di alcuni punti rispetto al massimo consentito dal Governo. È una concessione di cui ringraziamo l’Amministrazione, ma che di fatto è assorbita di gran lunga dai valori catastali”.

“La priorità delle nostre aziende in questo momento è conservare i posti di lavoro”, dice Bidini, “ma in questo Paese sembra che sia solo un nostro problema”.

“Pratacci”, ricorda il direttore della Confcommercio Franco Marinoni, “è l’insediamento economico più importante della città: in un chilometro quadrato sono raccolte oltre 420 imprese del commercio (soprattutto all’ingrosso), dei servizi avanzati e della produzione (artigianato e industria), per un totale di oltre 2.500 addetti e un fatturato complessivo di almeno un miliardo di euro all’anno. è dovere di tutti ascoltare il grido di allarme che ci lanciano gli operatori, intervenendo là dove è possibile”.

“All’amministrazione comunale, per esempio, chiediamo di fare la sua parte rivedendo al ribasso l’aliquota Imu per il 2013, pur sapendo benissimo che ci sono decisioni più ampie che possono essere prese solo a livello nazionale”, prosegue Marinoni, “ma se le istituzioni locali ci aiutano a far sentire la voce degli  imprenditori nei posti che contano possiamo fare un lavoro di squadra di cui tutto il territorio poi potrà beneficiare”.

“I livelli di incidenza degli oneri fiscali sugli immobili sono diventati insostenibili”, sottolinea il presidente del Consorzio Sviluppo Pratacci, “l’Imu, come altri tipi di imposte, è indeducibile ai fini Ires e Irap, dunque non è parametrabile con il reale bilancio di un’azienda. In momenti difficili come l’attuale, in cui i margini di guadagno sono ridotti all’osso e il giro di affari è in affanno, arriva ad erodere quasi completamente l’utile prodotto nel giro di un anno”.

Impossibile anche ridurre le dimensioni dei capannoni: “il commercio all’ingrosso, così come la produzione, ha bisogno di ambienti con superficie ampia. Si va da un minimo di 500 metri quadrati a punte di ventimila. Facile capire l’incidenza dell’Imu sul bilancio aziendale. Sommata al resto delle altre tasse e imposte varie, erode i nostri utili per una percentuale compresa fra il 60%, nei casi migliori, e il 100%, nel caso il fatturato sia sceso drasticamente”.

“La forza delle imprese di Pratacci è nella capacità dimostrata negli anni di saper gestire eventi negativi, contribuendo in maniera significativa all’economia della città, creando nuovi posti di lavoro e gestendo al meglio le nuove attività imprenditoriali. Chiediamo con forza alla politica e alle istituzioni di non vedere nelle nostre imprese solo un bancomat per sopperire ai deficit del budget pubblico”, chiude Bidini, “è una strategia vessatoria e controproducente, per nulla in linea con gli obiettivi di crescita del Paese e di rilancio della nostra economia”.

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