Prada adotta il codice etico

A salvaguardia anche dei lavoratori terzisti

04/03/2013
Attualità
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Chi lavora per conto del gruppo Prada deve rispettare tutti i diritti fondamentali dei propri lavoratori. È questa la novità fondamentale legata all'introduzione del "Codice etico" all'interno dell'azienda di moda, che ha stabilimenti anche a Terranuova e Montevarchi. Un Codice che non tutela soltanto i dipendenti del gruppo Prada, dunque, ma anche quelli dell'indotto. Tanto che i sindacati, Cisl in testa, salutano con grande favore questo risultato. "L’adozione di un codice etico è garanzia di buon comportamento, di lealtà e di correttezza che mette in gioco l’azienda diventando un tutt’uno con i propri dipendenti", ha commentato David Scherillo, riconfermato alla segretaria provinciale Femca-Cisl di Arezzo. "Prada ha introdotto ed applicato un Codice che regola non solo i rapporti interni, ma anche quelli con i fornitori esterni. L’adozione del codice etico non è obbligatoria ed il fatto che un grande ed importate gruppo qual è Prada abbia deciso di introdurlo - continua Scherillo - significa che non solo l’azienda s’impegna al rispetto delle disposizioni legislative, ma impegna anche i suoi fornitori ad adeguarsi perché parte integrante del rapporto lavorativo". Secondo la Cisl, si tratta di una ulteriore forma di tutela del lavoratore, compreso quello terzista al quale, troppo spesso, alcuni diritti vengono negati. "Per le organizzazioni sindacali - aggiunge il Segretario Femca-Cisl - questo è solo un punto di partenza perché l’impegno è quello di promuovere tale cultura nell’intera filiera produttiva della provincia, affinché la difesa dei diritti dei lavoratori non sia solo enunciata come buone pratiche, ma anche applicata".

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