Abbiamo incontrato Mauro Valenti a poche ore dal debutto di Arezzo Wave Love festival 2013. L'ora di pranzo del giorno di esordio, non è l'ora per mangiare, ma per ritoccare le ultime cose, nel meccanismo di una macchina che sta per partire e che dovrà correre fino a domenica. Stasera il dj-set all'Officina 7, e la festa che ne seguirà fino all'alba, daranno il via alla kermesse di Albergo. Mauro ci ha concesso questa lunga intervista, durante la quale abbiamo parlato della storia di Arezzo Wave, più che del Festival che apre stasera i battenti. Valenti ricorda ogni concerto, ogni anno, ogni artista che è passato dai vari palchi e dalle varie location di Arezzo Wave. E chiude l'intervista ricordando Riccardo Gambi, suo braccio destro fino alla prematura scomparsa di 14 anni fa.
Siamo alla vigilia del Festival 2013, quasi tutto è pronto, cosa dobbiamo aspettarci?
Sai, noi siamo come una squadra di calcio, e ci siamo allenati moltissimo. Ognuno di noi ha un ruolo e sa quello che deve fare. Ad Albergo stiamo montando il palco, le coperture, l'impianto... Stiamo ancora lavorando ma siamo pronti. Intanto il Festival inizia stasera con il dj-set di Fedez, all'Officina 7, una festa per la quale abbiamo già moltissime richieste. La biglietteria aprirà alle 22:30 e andremo avanti fino alla mattina. Da domani invece partiamo con i concerti live, nella nostra location storica del Colle del Pionta, dove celebreremo i 30 anni di Ortodossia. Una festa celebrativa per i CCCP che chiuderanno la giornata con il loro concerto, completamente gratuito, intorno alle 19 per finire al tramonto, intorno alle 21. Sarà un modo per chiudere il cerchio con quanto abbiamo iniziato già due anni fa, a Ponte Buriano, con Giovanni Lindo Ferretti.
Parlando di storia di Arezzo Wave, quello che vediamo oggi è il risultato di qualcosa nato 27 anni fa; quale fu, allora, il motore che fece nascere il Festival che arriviamo a vedere oggi?
Anche se sembra strano, le sensazioni sono simili: è sempre stato un tentativo di andare contro le consuetudini e la 'normalità'. Arezzo nella seconda metà degli anni '80 era una città che non aveva mai visto un punk, o qualcuno vestito di nero, o un autobus inglese a due piani, come quello che avevamo preso nella prima edizione, per girarci per città con la pubblicità. Era un po' come essere a Londra, un collegamento che abbiamo anche quest'anno, dove possiamo pensare al treno che porterà il pubblico ad Albergo, come se fosse la metropolitana di Londra. Nel corso di questi anni ci ha sempre mosso un'onda di vitalità. Insieme a tanti amici che avevano voglia di essere protagonisti e di portare novità in città. Abbiamo portato tante novità, tantissimi nomi della musica che sono diventati famosi in tutto il mondo, qualcuno allora era alla prima data in Italia.
Poi Arezzo Wave si è spostato in centro, in Fortezza e poi al Prato, una cosa folle a pensarci.
Noi ci siamo solo andati per primi, dopo di noi ci sono stati fatti eventi e concerti, ci è andato anche il Papa. Quando ci siamo andati noi, invece, era abbastanza complicato poterci fare qualcosa. In Fortezza sono stati due anni fantastici, l'89 e il '90. Nell'89 abbiamo avuto i Noir Desir, che erano i numeri uno in Francia. Purtroppo il cantante ebbe grossi problemi legati a una disgrazia, finì sui giornali, ma erano davvero il top. Nel '90 invece andai a New York, due settimane dopo il festival, e c'era la stessa line-up che avevamo avuto noi due settimane prima ad Arezzo. Fra gli altri c'era anche Manu Chao. Lui era venuto ad Arezzo ed era rimasto qua da noi oltre una settimana, alloggiando al convitto, durante i mondiali di calcio. Poi dal '91 ci siamo spostati al Prato, avevamo il nostro quartier generale dov'è c'è oggi il bar, alla casina del Prato. E anche li abbiamo avuto concerti memorabili, fra tutti ricordo i Leningrad Cowboys, che erano dei finlandesi con un ciuffo di capelli lungo un metro che giravano per Arezzo, erano fantastici.
Arezzo Wave ha continuato ad ingrandirsi, sia nel panorama della musica italiana e europea, sia come dimensioni. Sono arrivati gli anni del campo militare.
Siamo stati dove ora sono i campi dell'Olmoponte dal '92 al '95. Si chiamava Campo Militare perchè ci faceva le esercitazioni l'esercito. Abbiamo visto grandissimi concerti in quegli anni, dagli aborigeni che suonavano i loro strumenti, agli artisti americani che suonavano i bidoni, fino ad arrivare a concerti di artisti affermati come Dave Matthews Band, che vendeva quanto Bruce Springsteen, e come Ben Harper, che venne da noi nel '95 e era al suo primo concerto in Italia. Pensa che da noi suonò per mille dollari. Dal campo militare andammo allo stadio, e li è stata una escalation continua di nomi, concerti, pienoni. Fino al 2006, quando subito dopo una edizione trionfale abbiamo dovuto decidere di andarcene da Arezzo.
Ed è quindi arrivata la vera maturità del Festival. Riuscire ad esportare il prodotto fuori dal suo solito e assuefatto contesto, avendo lo stesso successo.
A tutti piacerebbe poter sempre lavorare sotto casa, e la sera starsene in famiglia o con gli amici, ma noi abbiamo dovuto fare come le imprese edili, e andare a cercarci il lavoro dove c'era. Il tutti per incomprensioni mai chiarite con l'amministrazione comunale. Queste scelte hanno contraddistinto la nostra maturità. Il Festival del 2007 a Firenze lo considero il più grande mai realizzato, con 6 palchi, su 15 ettari, chilometri di cavi e di tubi, per far diventare come una piccola città, quella che fino a due mesi prima era un'area dismessa. Un grande successo anche gli anni successivi a Livorno, dove abbiamo riempito varie volte uno stadio da serie A, con artisti del calibro di Chemichal Brothers, Placeebo, Ska-p. Poi siamo andati a Lecce, ed è stata un po' una scommessa, dovuta anche all'amministrazione Vendola che stava utilizzando tantissimi finanziamenti europei. Il Festival è stato molto faticoso perchè eravamo a Lecce, che era un po' in contrasto con l'amministrazione della Regione Puglia. Già quell'anno in realtà c'erano stati molti incontri per tornare ad Arezzo, cosa ci è poi riuscita nel 2012. Credo che molta gente si fosse un po' disassuefatta da Arezzo Wave, e comunque erano passati alcuni anni dall'ultima edizione qua da noi. C'era stato anche un cambio generazionale. E' stata un'edizione che ha visto la collaborazione forte di enti e associazioni della città. Dai quartieri della Giostra che ci hanno aiutato, chi con le griglie per la cucina, chi gestendo la ristorazione, fino alle associazioni stesse che ci hanno aiutato creando i vari gruppi di lavoro che ci hanno permesso di realizzare l'ultima edizione.
In tutti questi anni sono centinaia le persone che sono passate attraverso Arezzo Wave. Alcuni sono ancora li da 20 anni, altri non ci sono più, alcuni sono andati via e ora sono tornati. Centinaia di persone che sono come i pezzi di una macchina.
Nel corso di questi anni moltissimi ragazzi che hanno fatto parte della nostra organizzazione sono diventati abbastanza professionisti e professionali da avere le proprie attività, ma hanno iniziato tutto quanto con noi. Per fare un esempio, la più grossa struttura italiana per il montaggio di palchi, è di proprietà di uno dei nostri collaboratori di anni fa. Se qualcuno è andato a vedere il concerto di Ligabue a Campovolo, quell'enorme struttura senza colonne di sostegno che era il palco, era tutta opera sua. E ci sono molti ragazzi che sono qui oggi, ad imparare quello che è il mondo dello spettacolo, l'organizzazione di eventi. Purtroppo qualcuno non c'è perchè ci ha lasciato, sto parlando di Riccardo Gambi. Era il mio braccio destro, ed sono ormai oltre 14 anni che ci ha lasciato, anche se molti di noi lo sentono ancora presente come allora.
Lasciamo Mauro alle prese con le molte telefonate che gli sono arrivate durante l'intervista, e a cui non ha risposto. L'appuntamento è per stasera all'Officina 7, Fedez. Inizia Arezzo Wave 2013
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L'INTERVISTA A MAURO VALENTI