A dieci giorni dalla tragedia di Lampedusa ecco che la cronoca riporta il dramma di un altro barcone che si è ribaltato nel Canale di Sicilia. Una strage senza fine sulla quale oggi nella sede aretina della Cisl, le tre sigle sindacali CGIL, CISL e UIL si sono date appuntamento nella sala “G.Pastore” per un momento di riflessione, ma anche per ribadire che tragedie di questo genere non devono accadere. Erano presenti anche esponenti delle comunità Somale ed Eritree. Nelle loro parole e nei loro occhi il dolore di un dramma che sta consumando le loro popolazioni, già sconvolte da conflitti e povertà. Ma la commozione la si leggeva chiara anche negli occhi degli aretini presenti. Perchè l'Italia da dieci giorni è in lutto, anzi lo è da anni, da quando si trova quotidianamente ad affrontare morti di innocenti, che raggiungendo le nostre coste sperano di poter scappare dalla violenza e dare una svolta alla propria vita. Ma queste stragi pare proprio non le si riesca a fermare.
"Occorre mantenere alto il livello di guardia affinché il Paese e la Comunità Europea non si dimostrino ulteriormente sordi alla necessità di istituire una diversa politica in materia di immigrazione ed asilo, per creare un efficace sistema di accoglienza, consolidando la Frontiera Europea per eccellenza nel Mediterraneo, per istituire corridoi umanitari per i profughi che scelgono, fuggendo dal loro Paese, il male minore e l’aspettativa di vita migliore:una vita in dubbio per una morte certa (cosa altro pensare se si portano con se i propri figli); smantellando la legislatura vigente e contrastare la tratta degli esseri umani
Ed, infine, occorre forse ripensare anche il reato di clandestinità, che non punisce per cosa si fa ma per ciò che si è" questo il commento dei sindacati.
E mentre alla Cisl si cercava un confronto e si offriva un'apertura all'integrazione altri immigrati morivano sempre inseguendo il miraggio di un'esistenza migliore.