Si è svolta il 20 Giugno scorso la Giornata Mondiale del Rifugiato, in occasione della quale, giovani uomini e donne fuggiti dalla violenza nei loro paesi, hanno narrato stralci delle loro vite animando i luoghi storici della città con una camminata organizzata da Sprar e Oxfam. La storia dei luoghi, così, si è intrecciata con le esistenze dei rifugiati che hanno reso possibile la “camminata migrante”. Le loro testimonianze hanno raccontato non solo dolori, ma anche la voglia di ricominciare a vivere. Chiamando ciascuno di noi a riflettere, i rifugiati hanno parlato della lotta per sopravvivere alla alla violenza e della loro fatica quotidiana nel nostro paese, per riuscire a costruirsi una vita nuova e dignitosa. Qui, infatti, i rifugiati hanno dovuto fare i conti con altri tipi di “lotte”, meno lampanti, ma non per questo meno efferate. Le nuove lotte sono quelle per i documenti, per il riconoscimento e per il diritto al lavoro. Accanto a queste battaglie, si sono formate nei rifugiati nuove consapevolezze, su cui i giovani ciceroni hanno fatto riflettere ciascuno di noi. Le disuguaglianze globali, che si ripercuotono sulle vite degli individui e che hanno origine nelle “società del benessere”, sono la principale consapevolezza su cui i protagonisti della camminata hanno fatto riflettere i partecipanti alla giornata. La storia dei rifugiati, infatti, non finisce trionfalmente con il loro arrivo nel nostro paese, anzi, è proprio qui che le cose si complicano e diventano evidenti gran parte di quei meccanismi che poi azionano le guerre e le violenze dislocate nel Mondo. Storie di vita, di dolore, di desideri, di lutti, di sogni, di errori, di cadute e di passioni. Questo fluire incessanti di contraddizioni che convivono è ciò che abbatte ogni distanza facendoci sentire tutti ugualmente uomini, accomunati dalle medesime vicissitudini. Per questo, a chi siede comodo nel proprio ozio e nella propria indifferenza, è bene ricordare che le sorti mutano e se oggi vi è chi siede sul trono del vincitore, non è detto che un domani potrà continuare ad esserlo. Non foss’altro che per questa consapevolezza, impariamo a uscire dai confini dell’egoismo.

