Sarebbe centrale il ruolo di alcuni orafi aretini nella maxi organizzazione dedita alla fusione e trasformazione di oro in lingotti che dalla Svizzera tornavano poi in Italia. L’operazione della Guardia di Finanza, coordinata dal Procuratore della Repubblica di Arezzo Carlo Maria Scipio e dal sostituto Marco Dioni, che dalla prime ore di questa mattina ha portato a 259 perquisizioni nei confronti di 118 persone indagate a vario titolo per associazione per delinquere, riciclaggio e reinvestimento di proventi illeciti, ricettazione, esercizio abusivo del commercio di oro e frode fiscale, sarebbe partita proprio da Arezzo. Secondo indiscrezioni la villa di Monte San Savino (Arezzo), dove si svolgevano gli incontri tra i corrieri d’oro e gli svizzeri pronti a consegnare i lingotti, sarebbe in realtà di proprietà di alcuni imprenditori locali, acquistata con lo schermo di una società maltese e sequestrata in queste ore dalla stessa Finanza. In particolare proprio qui sarebbe avvenuto l’ultimo incontro, quello del 10 ottobre scorso, quando la Finanza sorprese tre persone intente a scambiarsi oro e denaro. Secondo quanto si è appreso tale incontro avrebbe dato una corposa e decisiva svolta alle indagini. Nelle indagini sarebbero coinvolti nomi anche importanti nel panorama produttivo aretino, a carico dei quali, in queste ore, sono in corso perquisizioni in casa e nelle aziende Le perquisizioni sono state operate in Toscana (74), Campania (91), Lazio (30), Sicilia (16), Puglia (16) e Lombardia (7), presso le abitazioni degli indagati e le attività commerciali ad essi riconducibili. Si tratta di negozi “compro oro”, gioiellerie ed aziende orafe, ivi comprese 23 società del distretto orafo di Arezzo, 16 del polo campano “Tarì” e “Oromare” e 1 di Valenza. Contemporaneamente, l’Autorità Giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo di oltre 500 rapporti bancari al fine di bloccare, presso 23 Istituti di Credito, 8 Intermediari Finanziari e 2 società fiduciarie, le disponibilità finanziarie detenute dai principali indagati, fino a concorrenza dell’importo di 163.000.000 euro, pari al volume d’affari degli scambi di oro e denaro sporco effettuati da questo gruppo criminale organizzato, su scala internazionale, nel corrente anno. L’associazione criminale, di tipo piramidale, aveva il suo vertice, per quanto riguarda la trasformazione dell’oro, fornito dai “Compro oro” indagati, in Svizzera dove esistono centri specializzati e forniti per realizzare lingotti per oro da investimento, cioè con il timbro ufficiale, pronti per essere acquistati da banche e stati. Tutte le forniture di metallo prezioso avvenivano “in nero”, al di fuori dei circuiti ufficiali, mediante scambi di oro contro denaro contante in banconote di grosso taglio, trasportate da corrieri insospettabili usando autovetture appositamente modificate con doppifondi. Il volume d’affari ricostruito finora ammonta a 4.500 kg. di oro e 11.000 kg. di argento, per un controvalore di 183.000.000 di euro. Le indagini dei Nuclei di Polizia Tributaria di Arezzo e Napoli proseguono sui flussi finanziari e sul riciclaggio dei capitali sporchi, agendo a 360 gradi in ogni direzione. Del metallo al nero solo l'oro andava in Svizzera, l'argento, dopo essere stato sistemato in barre, venivca smerciato in Italia.

