Arezzo diventa “Centro di riferimento nazionale per le Patologie del Pavimento Pelvico”

La struttura guidata da Zanieri Granchi punta soprattutto alla “conservazione” dell’utero

| Categoria: Sanità
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Granchi Zanieri (a destra) con Nilo Venturini

Non ha posti letto, ma “ricovera” centinaia di pazienti all’anno. Non ha sale operatorie ma compie 150 interventi chirurgici ogni anno. Il personale da cui è composto si conta sulle dita di una mano, ma ha a disposizione un team con i migliori professionisti dell’Azienda. Non è un centro di ricerca, ma ha  messo a punto progetti innovativi apprezzati in tutto il mondo. E adesso tutto questo essere “diverso” dal solito, viene riconosciuto ufficialmente anche dalla Associazione Italiana di Urologia Ginecologica (AIUG) che lo dichiara “Centro di riferimento nazionale  per le Patologie del Pavimento Pelvico”.

E’ un’altra di quelle eccellenze del nostro territorio, ben conosciuta dalle quasi 1.500 persone che in dieci anni sono tornate ad una vita normale e dignitosa e dalle 800 persone che ogni anno vengono prese in carico per valutare e migliorare le condizioni di vita messe a dura prova da patologie rettali, e del pavimento pelvico con tutte le conseguenze “pesantissime” a cui vanno incontro le donne. Ma non conosciuto, quanto meriterebbe, dal grande pubblico se paragonato ad altre strutture ospedaliere e non.
A guidare questa struttura da 10 anni è Daniele Granchi Zanieri.
Il riconoscimento adesso ottenuto dalla  AIUG, deriva dalla qualità del lavoro svolto e dalle prospettive della struttura. Accende i riflettori su una realtà che attrae utenti da tutta Italia e anche dall’estero, dove Granchi Zanieri da anni e anni viene chiamato a presentare i risultati dell’esperienza aretina.

“La nostra – spiega Granchi – è una struttura multidisciplinare collocata all’interno del dipartimento materno-infantile, alla quale danno la loro collaborazione urologici, proctologi, radiologi (Elbetti, Giani, Paoletti, Giovannelli, Zingarelli). Ha prodotto numerosi lavori scientifici e pubblicazioni, partecipando ai comgressi della AIUG e dell’AIUR, dalle quali ha già ottenuto riconoscimenti e premi nel 2005 per miglior “Poster” al Convegno a Bologna di Colon Proctologia.

La Unità Operativa Semplice “Patologie del Pavimento Pelvico” ha attività ambulatoriale presso l’ospedale di Arezzo e quello del Valdarno. Ma esegue interventi nei tre presidi: Valdarno, Valtiberina e San Donato. Si occupa di pazienti affette da patologie del pavimento pelvico, quali cistocele, isterocele, rettocele, enterocele, incontinenza urinaria.  Lavora in stretta collaborazione con centri specializzati (come l’unità spinale guidata dal professor Giulio del Pò di Careggi per i casi di incontinenza urinaria da “urge” refrattari da terapia medica). Fondamentale il lavoro con le radiologie della Usl, che hanno acquisito conoscenze specifiche nella lettura delle immagini (Alberto Zingarelli) e quello con le neurologie (Giovanni Linoli per la vescica neurologica).

“Noi – dice ancora Granchi - cerchiamo di essere più conservativi possibile, puntando al mantenimento  dell’utero, per una problematica di tipo psicologico e per una corretta funzionalità di tipo sessuale. La nostra utenza è nella maggior parte composta da persone fra i 50 e i 70 anni, ma non mancano anche casi di persone giovani, dai 25 anni in su. Così come non mancano interventi in soggetti molto anziani, fino ai quasi 90 anni.”.
Dalla struttura aretina sono nate nuove tecniche chirurgiche come: isteropessi con sling a bassa elasticità per la correzione del prolasso uterino e protesti (parte in materiale biologico e parte sintetico) per la correzione del prolasso della volta vaginale  che sono oggi stati sviluppati ed applicati in molte parti d’Italia e anche all’estero.  Vengono utilizzate quindi protesi sia in materiale sintetico che biologico con grande attenzione alla massima conservazione, quando possibile. E’ una chirurgia mininvasiva, ma complessa. 

“Nel nostro settore – spiega Granchi, che recentemente è stato nominato responsabile regionale dell’ AIUG – la decisione se fare o meno l’intervento è tutta a carico del paziente. Noi vediamo qual è il problema che ci viene sottoposto. Identifichiamo il percorso di cura e dove necessario la natura dell’intervento chirurgico. Poi è il paziente che decide se farlo o meno. Quasi mai siamo di fronte a problema che mettono a  rischio la vita delle persone. Sempre siamo invece di fronte a problemi che mettono in crisi la qualità della vita delle persone. Il successo della nostra chirurgia è attorno all’80%. Una media alta rispetto al resto d’Italia. Chiedendo ai nostri pazienti, risulta che sono pienamente soddisfatti un percentuale anche maggiore.”

Per accedere a questo servizio si procede con una richiesta del proprio medico o di uno specialista e si prenota tramite cup, e il successivo intervento chirurgico sarà eseguito presso gli ospedali di Arezzo, o di Sansepolcro o di Montevarchi.

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