Ad Arezzo il primo dializzato a domicilio autosufficiente del centro Italia. “Ho riconquistato la libertà”

Oltre alla miglior qualità di vita dei pazienti, la Asl risparmia più del 50%

| Categoria: Sanità
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Alla domanda: "che cosa è cambiato per lei che è il primo paziente che a sud del Po utilizza in Italia l'apparecchio per la dialisi domiciliare?", la risposta è: "un grande senso di libertà, mi sento meno malato". A parlare così è Paolo Cigolini, 59 anni agente di commercio che lavora a Firenze e abita ad Arezzo. Soffre di insufficienza renale da quasi due anni e da allora si sottopone a dialisi. Come tutti i pazienti nelle sue condizioni, ogni due giorni si doveva recare in ospedale, con un calendario molto rigido (aveva scelto il pomeriggio per ridurre al minimo le conseguenze sul suo lavoro), e si trovava imprigionato in una gabbia per l'intero anno. Se decideva di andare qualche giorno al mare o in montagna, prima era necessario che chi lo ha in cura trovasse per lui una struttura ospedaliera che nei giorni di vacanza lo assistesse e lo sottoponesse a dialisi. In periodi di ferie tradizionale, quando a milioni si spostano, le difficoltà divenivano spesso insormontabili. E le prenotazioni andavano fatte con moltissimi mesi di anticipo nelle località di grande afflusso. Così, trattandosi anche di una persona estremamente abile con le tecnologie, si è posto assieme ai medici e agli infermieri di nefrologia del San Donato, la domanda: "ma non si può trovare una soluzione diversa?". Finalmente la risposta: la soluzione è la dialisi a domicilio. Che non è una novità in senso assoluto.

"Ricordo - racconta la caposala del San Donato Maria Grazia Pernici - che negli anni 90 qualche paziente faceva dialisi a domicilio. Ma prima doveva trasformare la sua casa in una sorta di reparto ospedaliero, con impianti idraulici ed elettrici complicati e costosi, ed una macchina da dialisi uguale a quella ospedaliera". Insomma, roba per pochissimi, che presto è stata abbandonata per la sua complessità e la necessità di una assistenza permanente di natura infermieristica. Si è quindi cercato di capire se soluzioni ce n'erano. In Toscana nulla, nel centro e nel sud Italia nemmeno. Qualche primo esempio è stato individuato nel nord Italia, in Piemonte, grazie ad una apparecchiatura messa a punto da una ditta emiliana che già opera nella dialisi. Uno strumento compatto, semplice che utilizza circuiti idraulici pre - stampati e preassemblati oltre a liquidi pretrattati. Così non sono più necessari gli interventi edili di messa a norma. Un apparecchio che consente in poche settimane al paziente e ai suoi familiari, di acquisire le capacità di gestione della Emodialisi domiciliare. "Dapprima abbiamo preso questo apparato in prova e poi l‘Estav ci ha concesso una sperimentazione che abbiamo avviato con il signor Cigolini - spiega Ennio Duranti direttore della nefrologia del San Donato - Sperimentazione che davvero risulta stupefacente. E che, oltre ai vantaggi che lo stesso paziente racconta, permette all'azienda grandi vantaggi anche economici, passando da un costo medio per dializzato seguito in ospedale di 60/80.000 euro all'anno, ad un costo a domicilio di 27/30 mila euro all'anno." Vantaggi per il paziente e vantaggi per l'azienda: e allora, quando tutto questo si svilupperà?

"Dopo la sperimentazione - dice il direttore generale della Asl8 Enrico Desideri - pensiamo di poter ampliare il servizio ad altri pazienti. Si calcola che sui 250 pazienti in media sottoposti a dialisi, almeno il 20% possa usufruire del servizio a domicilio, circa una cinquantina. Penso che saremo a regime entro un paio di anni. Come Asl crediamo fortemente sulla domiciliarità di tutte le cure, anche quelle complesse. Abbiamo pazienti che a casa sono sottoposti a nutrizione clinica, altri con respirazione meccanizzata. Abbiamo avviato il telemonitoraggio che ha interessato per ora 20 pazienti nell'area aretina (uno dei pochi progetti pilota esistenti in Italia), il cui sviluppo porterà a garantire il teleconsulto per 400 pazienti. Con grandi vantaggi in termini di sicurezza e qualità della vita con una forte riduzione di trasferimenti presso le strutture sanitarie per pazienti cronici e fragili". L'apparecchio è racchiuso in una valigia e il suo funzionamento è nella maggior parte automatico.

"Io faccio tutto da solo - spiega Cigolini - anche se i miei familiari hanno imparato ad aiutarmi se mi dovessi trovare in difficoltà. Preparo i prodotti, le sacche, i collegamenti. Tutto piuttosto automatico e semplice. Ho scelto di fare dialisi cinque giorni su sette, trovando grande beneficio fisico. La dialisi la faccio a casa in genere dopo cena, mentre guardo la tv. Ci vogliono due ore e mezzo e sto in compagnia della mia famiglia. In ospedale ti trattano bene, ma rimane pur sempre un ospedale.". Cigolini sottolinea soprattutto il vantaggio psicologico. "Sento di potermi curare da solo, mi aiuta a voler star bene. E poi ho una grande libertà. Se un giorno ho un impegno la sera, faccio la dialisi il pomeriggio o la sposto al giorno dopo. Importante è farla cinque giorni su sette. Ma se mi sposto qualche giorno, metto tutto in una valigia e me lo porto via. Ho l'assistenza piena dalla ditta che fornisce i materiali e che provvede anche allo smaltimento del materiale usato, parificato a rifiuti ospedalieri. Lo ripeto ancora una volta: nonostante la malattia ho riconquistato gran parte della libertà che avevo perduto.". 

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