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I tifosi dell'Arezzo: fame di vittoria

Da troppi anni le soddisfazioni latitano sotto Castelsecco, la fame dei tifosi

a cura della Redazione
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Sono troppi anni che sotto Castelsecco non si festeggia. Sono troppi anni che al comunale non si canta "salutate la capolista". Troppi anni e troppo lunghi. Anni che ci hanno visto re-iscriverci alla serie D per il rotto della cuffia, e anni che ci hanno visto partire per vincere già altre due volte da allora, senza riuscirci. Due anni fa per colpa (o merito) della corazzata Pontedera, più che per demeriti nostri che comunque c'erano; l'anno scorso per demeriti nostri e punto.

L'ultima volta che l'Arezzo è stato in testa alla classifica abbastanza a lungo per iniziare davvero a sognare, fu con Cari, nella stagione 2008/2009. Quello fu un inizio di campionato da ricordare e da tener presente anche quest'anno. Perchè era ovvio che quella squadra, forte, costruita per vincere, avrebbe trovato prima o poi qualche momento di appannamento e di difficoltà. A quell'Arezzo bastò perdere a Foggia, per vedere minati definitivamente i crediti guadagnati con una sequenza di gare, ad inizio stagione, che avevano portato gli amaranto da soli in testa, e con abbastanza punti di vantaggio sulla seconda da uscire da primi anche dallo Zaccheria, nonostante gli 0 punti guadagnati in quella gara.

Ma i tifosi sognano rivincita da ancora prima. E' da Treviso (o Torino che dir si voglia) che il tifoso amaranto, quello vero, sogna e merita rivincita. Quella retrocessione ancora brucia, perchè mai "medicata" con una promozione. Anzi, dopo tre anni di C1 la ferita è stata riaperta e riempita di sale da Mancini, quando decise di non re-iscrivere la squadra. E' da Treviso quindi, che l'aretino vuole vincere, per mettere una parola fine a quel debito "regalatoci" da Juventus e Spezia, ma anche dalla mala-sorte e dalle fobie e nevrosi di chi allora girava il timone. Quell'anno, in serie B, se avessimo sbagliato meno rigori non avremmo avuto problemi a salvarci, nonostante l'ingiusta penalizzazione. Quello stesso anno, se invece di esonerarlo, avessimo tenuto Conte in panchina, probabilmente avrebbe iniziato molto prima il filotto positivo di fine stagione, rendendo inutili i magheggi di Juventus-Spezia.

Quello che oggi deve premere all'Arezzo e ai suoi tifosi, è di marciare "tutti uniti per un unico traguardo". Deve essere prioritario il risultato finale, rispetto ai personali orgogli e nervosismi. Tutti, nessuno escluso, devono mettersi in testa di fare quel passo in più che trasforma da buonissimi in perfetti. E allora, solo allora, potremo di nuovo cantare "salutate la capolista". E anche il giorno che l'Arezzo sarà primo serviranno due cose: calma e gesso. La calma che viene dalla consapevolezza della propria forza. Il gesso delle linee del campo, da attaccare fino all'ultimo metro, quello delle righe appunto

IL VIDEO: i cori dei tifosi amaranto contro il Siena

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