Valdichiana, alla riscoperta del Sasso delle Fate

Grazie al percorso di Ezio Fontana

| di Osvaldo Tavarnesi
| Categoria: Valdichiana
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Con le leggende tramandate da padre in figlio spesso si riesce a trasportare nel tempo, detti, fantasie, piccole o grandi realtà e questa ultima analisi è la risultanza di quanto è accaduto a Ezio Fontana, milanese di nascita ma trapiantato a Lucignano da tanti anni, e innamorato di questa terra da volerne "scoprire" anche i segreti più atavici. Così da una continua ricerca e minuziosa indagine tra le persone anziane, che da sempre abitano in questo territorio, è venuto a conoscenza, fra le altre, della leggenda del "Sasso delle Fate".

"La leggenda - racconta Ezio - che parla di queste Fate che in questo enorme pietra mettevano ad asciugare i loro vestiti o vi si adagiavano loro stesse, mi incuriosì oltremodo e con alcuni amici decidemmo di andare alla ricerca di questo "sasso incantato". Così partiti per i boschi del Calcione, zona Monte San Savino, questa l'area indicataci, dopo un bel tratto con la Jeep, ci siamo inoltrati nel bosco ed in seguito a non poche peripezie, siamo arrivati a questo enorme masso. La parte più alta - prosegue questo cinquantenne - è piatta e vi è inciso l'omino con l'arco, in basso, in zone laterali vi sono coppe circolari come fossero mammelle in negativo. Decisamente è una zona in discesa nel bosco, non panoramica. Verso la base, incise nella pietra, vi sono delle specie di impronte di animale con artigli".

Prima di arrivare al sasso c'è un altro luogo davvero interessante, denominato San Poerino di sotto, dove si possono vedere ruderi con spesse mura perimetrali di circa 2/3 metri circa e lunghe 30 metri per lato. All'interno si possono notare piccole strutture crollate su se stesse di forma rettangolare ma non se ne conosce l'origine".

Al nostro amante di Lucignano gli va dato atto di essere tornato a  fare parlare, di questo posto così affascinante e datato in alcune migliaia di anni nell'era prestorica, ma la scoperta vera e propria risale al 1995 da parte del Gruppo archeologico "GF GAmurrini" come ben riportato nella loro analisi: "........Il Sasso delle Fate si trova ad una altitudine di 350 metri sul livello del mare, quasi in cima ad una stretta valle tagliata da un ruscello chiamato Vescina.  La natura ha modellato la roccia in un modo molto particolare, con le parti, fori e fessure lisce e arrotondate. l'effetto finale è una gigantesca "scultura" che richiama alla mente "un volto umano". "Il Sasso delle Fate" è un nome familiare nell'archeologia italiana in particolare nella regione Etruria, dove una serie di grotte o ripari, individuati come insediamenti preistorici e siti funerari,  sono chiamati con questo nome..........Il Sasso delle Fate nonostante che sia al momento isolato e con pochi motivi rappresentati è significativo perché è il più meridionale aperto sito di arte rupestre in Italia e si vede che questa tradizione era nota anche in Appennino Toscano e la zona pre-appenninica".
 

Osvaldo Tavarnesi

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