Dal realismo al materialismo

L'arte di Andrea Facchini e la sua bottega aretina

| di Lucrezia Lombardo
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Per Andrea Facchini, la pittura è un’eco di ciò che percepiamo e viviamo. Ecco che, nell’ovale di un volto, si dirama un universo che l’artista coglie. La figura umana, infatti, è uno dei temi ricorrenti di Facchini, nei nudi femminili che immortala, la materia assume le sembianze sinuose del colore e i corpi evocano una bellezza autentica. Una bellezza che fuoriesce dagli standard dominati e che si sforza di cogliere, grazie all’uso dell’olio, i tratti unici di ogni soggetto che l’artista raffigura. Così, anche un corpo di donna massiccio e apparentemente fuori moda, diventa qualcosa di sensuale  e fa riflettere l’osservatore sulla possibilità che il “bello” possa essere anche ciò che non rientra nei canoni stabiliti dal mercato, dalla moda  e, in una parola, dalla “cultura dominante”. La poetica pittorica di Facchini, infatti, si estende fino a toccare quei contorni estetici che l’immaginario dominante esclude: in questo senso, il corpo femminile diventa ciò che è in grado di riequilibrare un’ “ideale di femminilità” ormai troppo distante dalla realtà, per ricondurlo alla naturalità di corpi materici e incarnati. In quest’artista, l’interesse per la figura umana si lega a quello per i paesaggi e, in entrambi i casi, ciò che colpisce è un cromatismo quanto mai personale e che, se da un lato avvicina la tela alla realtà, dall’altro avvolge i soggetti in un’aura di poesia. Una poesia che scaturisce proprio da soggetti quotidiani. Nella loro quotidianità, infatti, i corpi femminili diventano l’alternativa a quell’ideale stereotipato di magrezza, che imprigiona le donne in una condizione di perenne frustrazione. Ma, oltre ai corpi, la poetica pittorica di Facchini si rivolge anche a oggetti, nature morte, paesaggi che, in giochi cromatici, vengono disgregati e, così, l’artista passa da un figurativo realistico -ma assolutamente personale nella poeticità materica che esprime- a un informale di pure linee di colore. Infatti  -sostiene il pittore- non vi è un conflitto né un confine invaricabile tra questi generi differenti, perché basta l’attenzione dettagliata rivolta a un singolo particolare a trasformare quello stesso particolare iper-realistico in un soggetto astratto.Lo sguardo “da vicino” isola, in questo modo, il singolo particolare dal contesto,  per focalizzarlo nella sua specificità e farlo risaltare in un’inquadratura nuova e inaspettata. L’interesse di quest’artista per il corpo femminile ha di recente dato vita a una collaborazione con varie riviste di moda (tra cui Plus Model Magazine, VOLUP2, Ronde et Glamour) che svolgono campagne contro quel modello dominate che riduce la bellezza femminile alla magrezza. I corpi femminili anoressici e androgini, sostiene Facchini, sono corpi privati della gioia di vivere. È per questo che l’arte, anzitutto, può e deve farsi promotrice di un’alternativa estetica che riporti il bello ad un livello quotidiano e reale, così come i nudi di Rubens c’insegnano, proprio perché in questi nudi il pittore non temeva l’incontro tra i suoi colori e la materia. I corpi femminili di Facchini sono dunque “corpi incarnati”e non più corpi degradati e privati di spessore vitale, come accade nella moda. In questo senso, il realismo di quest’artista supera la definizione stessa di “realismo” per farsi, in un certo senso, “materialismo”. Ciò che interessa all’artista, infatti, non è tanto la realtà filtrata da immagini, ma la realtà toccata nella propria corporeità, anche quando questa corporeità è abbondante, di età avanzata e apparentemente non attraente. Vi è sempre un’eleganza  -come dimostrano i nudi di questo pittore- fatta di unicità, anche in corpi che hanno assorbito in sé il peso dell’esperienza.  La bottega pittorica di Facchini è oggi ad Arezzo una delle poche “botteghe artistiche” che restano. Perché la presenza artistica possa tornare a fiorire ad Arezzo, occorrono più spazi dedicati all’arte, in grado di accogliere anche le proposte degli artisti locali che hanno fatto la storia della città con la loro produzione. Non dimenticarci, anzitutto a livello locarle, di questi creatori dell’arte, infatti, è il primo passo per una rinascita culturale, e quindi umana, del nostro intero paese.

Lucrezia Lombardo

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