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La recensione: "La migliore offerta" di Giuseppe Tornatore

Scelta coraggiosa del regista siciliano che dirige un cast internazionale in location europee

a cura della Redazione
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Qual è la migliore offerta? E’ l’interrogativo che domina l’ultimo lavoro di Giuseppe Tornatore, un film diverso da tutti i precedenti del regista siciliano che questa volta si misura con un thriller vero e proprio seppur con evidenti sfumature psicologiche. A dominare l’intero lavoro è Geoffrey Rush, straordinario come sempre che, a nostro parere, avrebbe meritato anche una nomination ma se ne può riparlare forse il prossimo anno dal momento che il film deve avere ancora una diffusione americana. Geoffrey Rush con la sua maschera trascina la narrazione verso livelli più alti, costringe quasi lo spettatore a seguirlo nella casa dove si nasconde Claire, un’ereditiera che soffre di agorafobia e non esce mai di casa ( il doppiaggio dell’attrice olandese che la interpreta è pessimo). Rush è Virgil Oldman, il nome probabilmente non è scelto a caso visto che per Claire lui sarà realmente come Virgilio per Dante nella Divina Commedia e guiderà la ragazza verso una ripresa fisica e psicologica. Virgil è pieno di manie  e vive in un piccolo mondo antico tutto suo, campando bene della sua professione di famoso battitore d’asta, lontano dal mondo femminile che respira solo attraverso una straordinaria collezione di ritratti femminili acquistati grazie alla presenza in sala del suo migliore amico, un simpatico Donald Sutherland che compra i pezzi per lui. Nella storia entrano Robert, un giovane che aggiusta ogni tipo di ingranaggio compreso uno strano automa ritrovato dentro la villa di Claire, la fidanzata Sara e appunto Claire. Da lì, attraverso un cammino di purificazione, Virgil si libererà delle sue ansie abbandonandosi infine all’amore. Si ricostruirà insomma pezzo per pezzo come l’autonoma, a ricomposizione avvenuta però il suo destino sarà ben diverso da quello del robot. Ma attenzione, “in ogni falso si nasconde sempre qualcosa di vero” e Virgil capirà che proprio questa frase che ha dominato la sua professione diventerà per lui un tormento. Diciamolo, la storia regge, il meccanismo è perfettamente oliato, non ci sono sbavature e soprattutto nulla è scontato anche se qualcosa lo spettatore più attento intuisce. Il film in sostanza si regge proprio su questo gioco tra realtà e finzione, la vita con una donna è “come partecipare a un’asta non sai mai se la tua offerta sia davvero la migliore” dice Billy all’amico Virgil. Ebbene, lo stesso Virgil sperimenterà proprio questo assioma mentre allo spettatore resta la percezione che l’offerta di Tornatore sia buona e soprattutto che il regista di Bagheria abbia preso le distanze dalle commedie melense e mal interpretate da attori isterici che il cinema italiano propone, dimostrando coraggio nello scegliere location internazionali e nel dirigere un mostro sacro come Geoffrey Rush, unico attore ad aver fatto “il triplete” nel cinema vincendo con “Shine” i tre premi più rappresentativi per un attore. 

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