Un “catastrofico” garbato, che non concede niente al melenso, che non spettacolarizza il dolore ma lo rispetta, puntando sul lato umano della vicenda tsunami, “carrie each other carrie each other…” “aiutiamoci l’un l’altro” è il concetto che sta alla base del film, non a caso uno dei pezzi inseriti nella colonna sonora è quello di Bono Vox (U2) “One world”. Davanti alla catastrofe che colpì il Sud Est asiatico nove anni fa ci sono davvero un solo mondo, una sola lingua, un solo amore, quello per la vita da salvare a ogni costo. La vicenda narrata è vera ed è stata vissuta da una famiglia spagnola rimasta coinvolta nello tsunami durante le vacanze natalizie del 2004. La produzione ha tuttavia imposto al regista Juan Antonio Bayona un cast internazionale per distribuire meglio il prodotto. E così ecco Naomi Watts, straordinaria mamma coraggio non a caso candidata all’Oscar e Ewan Mc Gregor, ottima ”spalla”. Su tutti brilla però la stella del giovanissimo Tom Holland, molto bravo nel saper interpretare e trasmettere certe sensazioni. La riproduzione dell’onda è efficace, poco spettacolare, da reportage giornalistico, i volti sono stati scelti con efficacia, il regista non si abbandona mai ad eccessi, non c’è mai troppo sangue né finta devastazione, tutto si basa sul sentire dello spettatore. Un buon film, onesto, che non si discosta dai canoni europei dei film “catastrofici” senza farsi tentare però dalla spettacolarità o dalla finzione come succede spesso per gli americani ma si tiene saldamente attaccato al punto di vista scarno del cronista, vedi riprese a spalla e montaggio piuttosto frenetico. Chi non sa nulla della storia della famiglia spagnola farà bene a non informarsi preventivamente perché Bayona è molto abile a toccare le corde dell’emotività e a costringere lo spettatore a entrare nella vicenda, quasi a immergersi in quelle acque torbide per dare il proprio contributo. Sapere come va a finire smorzerebbe il pathos che sta alla base del film. Il lavoro di Bayona, lo ricordiamo ottimo anche in “Orphanage” ripropone anche il tema della solidarietà che nella vita di tutti i giorni si perde. Davanti alla tragedia siamo tutti uguali, il tailandese salva la turista, la turista salva il bimbo sconosciuto che grida, l’infermiera aiuta il piccolo Lucas a ritrovare sua madre ( “carrie each other carrie each other…) non importa chi sia l’altro, che lingua parli, che cosa faccia lì, come dice Maria (Naomi Watts) al figlio: “Lucas fai qualcosa, qualunque cosa”. E la mano che esce dall’acqua nel sogno di Lucas è come un richiamo alla vita, a non perdersi nel dolore del distacco che è terribile da accettare. Infine un plauso per un ottimo cameo, quello di Geraldine Chaplin, attrice che ha deciso di non cedere al botox e si mostra con il suo volto, intenso perché segnato dal tempo.

