Processo penale, ottava puntata

I riti alternativi

| di Iacopo Gori
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L'avvocato Iacopo Gori

Come ogni inizio del mese, torniamo a parlare del processo penale e del suo percorso.
Facendo un passo indietro, parliamo oggi dei cosiddetti riti alternativi, ovvero di quando il processo viene definito in modo diverso e più veloce rispetto al dibattimento “pieno” del quale abbiamo fin qui parlato.
I riti alternativi sono cinque e, in generale, possono essere chiesti entro il termine massimo dell’inizio dell’udienza preliminare o del dibattimento (nei casi di citazione diretta a giudizio, senza il filtro dell’udienza preliminare).
Il primo è il giudizio “abbreviato”, che consiste nel giudicare l’imputato “allo stato degli atti”, ossia utilizzando come prova il contenuto del fascicolo delle indagini preliminari e senza dare luogo ad un assunzione di prove davanti al giudice. L’abbreviato può essere anche “condizionato” quando si chiede un’integrazione probatoria indispensabile e, in tal caso, le altre parti hanno diritto alla prova contraria. Con l’abbreviato l’imputato ha diritto ad uno sconto di pena di un terzo (dall’ergastolo si passa a 30 anni di reclusione).
Il secondo è il “patteggiamento”, quando imputato e Pubblico Ministero propongono insieme al Giudice l’applicazione di una pena. Il patteggiamento può avvenire solo se la pena finale non supera cinque anni e, anche in questo caso, si ha diritto ad uno sconto di un terzo.
Il terzo è il rito “direttissimo” che si applica in caso di arresto in flagranza o confessione dell’imputato. In questi casi, il Pubblico Ministero può decidere di presentarlo al Giudice per il giudizio, direttamente insieme alla convalida dell’arresto o non oltre 30 giorni da esso.
Il quarto è il giudizio “immediato” che il Pubblico Ministero può chiedere al Gip entro 90 giorni dall’iscrizione del reato quando la prova della colpevolezza emerge in maniera lampante. Il Gip se valuta l’esistenza dei presupposto, dispone il giudizio dinanzi al Giudice del dibattimento.
Il quinto è il procedimento per decreto penale di condanna, provvedimento con natura di sentenza che viene emesso dal Gip, su richiesta della Procura, allorquando si può applicare la sola pena pecuniaria, diminuibile anche della metà. Il condannato ha in questo caso facoltà di fare opposizione entro 15 giorni, chiedendo di essere processato normalmente o un altro rito alternativo.

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