Quando un libro raggiunge in pochi mesi oltre duecentocinquantamila lettori, restando per settimane e settimane nella classifica dei più venduti, ci si domanda sempre quali possano essere le motivazioni che fanno scattare un caso editoriale. Le risposte sono essenzialmente due. Si tratta di un libro costruito per diventarlo, magari anche un buon libro, ma pubblicizzato e sostenuto a livello editoriale a dovere. Oppure si tratta di un libro dove il passaparola dei lettori è determinante.E’ questo senza dubbio il caso di “Se ti abbraccio non aver paura” di Fulvio Ervas per ventidue settimane rimasto nella classifica generale dei dieci libri più venduti in Italia. Nel luglio 2012 la casa di produzione Cattleya si è assicurata i diritti cinematografici e nel dicembre 2012 è stato proclamato libro dell’anno dalla trasmissione Radio RAI Fahreneit. Tradotto in Germania, Spagna, Brasile, Israele, Turchia, Francia e Cina, ha ottenuto uno straordinario successo di critica e di pubblico. Così quello che sembrava destinato a restare un libro di nicchia, dal momento che tratta un tema scomodo e socialmente rimosso come l’autismo, diventa un libro conteso da media ed eventi. E il perché lo si capisce semplicemente leggendolo. E lo hanno capito anche gli spettatori del Giardino delle IDEE in occasione dell’incontro con l’autore Fulvio Ervas. Un pubblico da tutto esaurito – oltre 300 spettatori - attento, silenzioso, emozionato sin dalle prima battute. Fulvio Ervas è infatti riuscito a trasformare la descrizione di un viaggio realmente accaduto, quello di Franco e Andrea, in qualcosa di diverso da un semplice diario. La storia vera di un padre che parte con il figlio autistico diciottenne per viaggiare su una Harley le strade degli Stati uniti e poi in auto quelle impervie dell’America Latina assume la dimensione universale della sfida dell’uomo contro le barriere mentali e psicologiche. Dopo centinaia di chilometri, di avventure incredibili e di incontri magici, si scopre che l’essere uomini veri non sta nell’andare in cerca dell’ignoto ma nel gestire la normalità della vita senza mai arrendersi e senza piangersi addosso. Un libro che pagina su pagina costringe il lettore a confrontarsi con le paure, i pregiudizi, i limiti che ci condizionano, insegnando un modo diverso di rapportarci agli altri, di ascoltare e di accettare ognuno per quel che è. Durante l’incontro Fulvio Ervas è riuscito magnificamente a conquistare il pubblico, lo ha fatto, come nel libro, in un modo rischioso ma affascinante, raccontando sempre in prima persona. “Scriverlo da lontano, in terza persona non avrebbe funzionato” ha affermato Ervas “sono stato aiutato dalla sintonia messa in gioco dal mio essere genitore e insegnante con molte esperienze con ragazzi autistici”. “Sono entrato in sintonia con l’esperienza emotiva di Franco” ha continuato “perché sedendomi di fronte a lui, ho riconosciuto da subito un atteggiamento nei confronti della vita che condividevo appieno”. “Nessun sentimento quale senso di ingiustizia o di rifiuto” ha ribadito Ervas “bensì uno spirito di coinvolgimento totale. Franco non si è lasciato spaventare né intimidire, ha imparato a gestire la diversità attraverso la normalità”. Tanti applausi, ripetuti, intensi. Il pubblico del Giardino delle IDEE ha seguito il fluire della storia, immaginando davvero di trovarsi accanto a Franco e Andrea. “Ho scritto questo libro” ha spiegato ancora Ervas “perché in un momento molto complicato in cui molti nodi della società e della vita stanno venendo al pettine, avevo bisogno di raccontare una storia che riparte dalle origini, fa un passo indietro rispetto alle complicazioni della finanza e dell’economia. E’ un ritorno all’ombelico del mondo, a un rapporto diretto e profondo con le cose, un passo indietro per ripartire con forza ed energia”.Se una cosa ha insegnato l’incontro con il prof. Ervas è che bisogna imparare e riconoscere le cose importanti e durature, distinguerle da quelle che fanno soltanto rumore e che non servono a niente. Non aver paura insomma di ripartire dagli affetti. Un incontro commovente e convincente che non ha tradito le attese. Un incontro che ha toccato la pancia degli spettatori.
Al termine consueta fila per acquistare la propria copia di “Se ti abbraccio non aver paura” e il prof. Ervas, gentile e affabile, impegnato a scrivere la una speciale dedica in ogni libro: “siamo tutti un po’ autistici”.
Libri come sempre esauriti.

