Un romanzo sull’ “amore per sempre” è forse qualcosa che poco si addice a questi tempi abituati a sentimenti di superficie. Eppure è quest’aspetto contro corrente che fa del libro di Silvano Anania, intitolato “Un lungo ponte sospeso. Metamorfosi”, qualcosa di potentemente espressivo. Perché è proprio la nostra società liquida, in cui uomini e donne fuggono i legami affettivi, che l’amore può diventare un tema quanto mai stimolante e rivoluzionario. Il romanzo narra dell’ opportunità di una nuova vita che il caso offre ad Alessandro. Quando il protagonista si ritrova catapultato in un’altra dimensione, a causa di un’esitazione nell’attraversamento del ponte di corda ai piedi del Machu Picchu, si apre per lui una nuova esistenza in cui deciderà di conquistare l’amore di Rebecca. In questo libro, la dimensione invisibile che si affianca a quella reale, offre a chi vi si trova l’opportunità di modificare il proprio modo di pensare e di vivere. Questa dimensione in cui il “già dato”, il “già detto” e il “già fatto” possono essere rivisti e il libero arbitrio torna come protagonista, è la dimensione del “non ancora attuale”. Ma se il libero arbitrio sia o meno un’illusione resta da vedere. Spesso infatti ci illudiamo di essere i padroni assoluti di noi stessi e del mondo. E’ a questo riguardo che il libro di Anania ci pone una questione fondamentale: fino a che punto ciò che ci accade dipende da noi e quanto invece è frutto di qualcosa che ci trascende e ci travolge?. Sullo sfondo di questo enigma, destinato forse a restare irrisolto, il romanzo prende forma e tesse una trama affascinante, capace di creare un’occasione di profonda riflessione sul senso della nostra esistenza e di quei sentimenti che la rendono viva.

