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L'albero dei fiori viola, unica tappa toscana a Il Giardino delle Idee

Sabato 9 protagonista Sarah Delijani

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Sahar Delijani è nata in Iran ed è cresciuta in California.

Il suo romanzo di esordio, L’Albero dei Fiori Viola, pubblicato in 74 Paesi e tradotto in 25 lingue sarà presentato al Giardino delle IDEE, in data unica in Toscana,sabato 9 novembre 2013 alle ore 17.00 nella consueta e splendida cornice dellaSala delle Muse del Museo Nazionale d’Arte Medioevale e Moderna di Arezzo in via San Lorentino, 8 con ingresso come sempre libero e gratuito.

Ambientato nell’Iran post-rivoluzionario e narrato da punti di vista diversi e interconnessi, L’Albero dei Fiori Viola è una storia profondamente personale, che dà voce agli uomini, alle donne e ai bambini che vinsero una guerra solo per trovare la loro vita, e quella dei loro discendenti, messa a repentaglio dalle conseguenze della vittoria.

“Volevo parlare del fatto che noi figli dei prigionieri politici siamo cresciuti con l’ombra dei nostri genitori che hanno speso la loro giovinezza in carcere” ricorda Sahar Delijani.

Un libro incredibilmente potente e triste.

Tanto che per aggiudicarsi i diritti del libro gli editori internazionali hanno sborsato cifre considerevoli, nell’ordine dei sei zeri.

La prima cosa che colpisce di Sahar, oltre alla bellezza, è l’età.

Cresciuta negli Stati Uniti, ha appena 28 anni ed era in fasce quando si svolsero gli eventi terribili che racconta nel libro.

L’urgenza di scrivere, di romanzare episodi drammatici tratti dalla parabola khomeinista, un fiume carsico che riemergeva continuamente nei racconti della sua famiglia, le è venuta tre anni fa.

“Il libro è nato da un racconto breve, che adesso è un capitolo del libro, in cui si parla delle esecuzioni del 1988” aggiunge “ma pian piano ho capito che quando scrivevo tornavo sempre su questo tema, che mi risucchiava. Così ho pensato di scrivere un romanzo. Ho costruito delle storie indipendenti ma che si incrociano”.

Teheran, 1988.

In quel fatidico anno la rivoluzione khomeinista perfeziona la sua sanguinosa involuzione da rivoluzione del popolo, come sottolinea più volte con fierezza anche Sahar, a dittatura teocratica.

Al termine della lunga guerra con l’Iraq migliaia di studenti che un decennio prima avevano rovesciato lo scià sognando la repubblica ma spianando la strada ai mullah vengono perseguitati, imprigionati e uccisi.

In galera finiscono per anni anche i genitori di Sahar.

Dopo un’infanzia e un’adolescenza di aneddoti spezzati dal dolore che le venivano raccontati dal padre e dalla madre ma anche da altri ex prigionieri politici, Sahar ha voluto unire i puntini, completare il mosaico. «Il fatto è che in particolare a mia madre non piace molto parlare del carcere. Ogni volta le vengono gli incubi e quindi anche io non insisto troppo” afferma.

Però a un certo punto ha capito che doveva parlarne, che doveva raccontare quel periodo ancora pieno di buchi neri, rievocando le persone che hanno fatto quella rivoluzione e che volevano la fine della monarchia, ma che poi l’hanno vista trasformata in un’altra cosa.

Del resto ancora oggi non si conosce con precisione neppure quante persone siano state giustiziate.

Molti sono finiti nelle fosse comuni.

E molti fanno finta che non sia mai successo.

L’albero dei fiori viola  racconta cinque storie che partono dagli eventi dell’88 ma che si snodano sino alla rivoluzione verde del 2009, che ha visto nuovamente milioni di giovani scendere in piazza per mesi e mesi per chiedere la fine del regime dei mullah.

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