Ospedale del Valdarno, de profundis per anatomia patologica

Il Vicepresidente della Commissione sanità boccia il trasferimento del reparto

| di Lucrezia Lombardo
| Categoria: Cronaca
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«Da lunedì il reparto di anatomia patologica dell’ospedale del Valdarno non ci sarà più. Dopo trent’anni di onorata attività, sarà trasferito banchi e chicchi dal Santa Maria alla Gruccia al San Donato di Arezzo, da dove passeranno dunque tutti gli esami di settore con dilatazione dei tempi d’attesa per i referti e quant’altro. E’ un fatto grave, l’ennesimo, che depotenzia e svilisce la sanità in Valdarno». C’è rabbia, sottesa all’annuncio che arriva da parte del Vicepresidente della Commissione sanità del Consiglio regionale Stefano Mugnai (FI). «Così, suona il de profundis per un reparto che, nella sua storia, con la sua presenza ha garantito ogni anno in media 130 interventi chirurgici in particolare a carattere oncologico, servendo con efficienza ed efficacia un bacino d’utenza potenziale di 100 mila abitanti, solo per rimanere all’ambito strettamente territoriale».

«Già stamani – racconta Mugnai – sarebbero in corso le operazioni di trasferimento di macchinari e strumentazione. Poi la chiusura e il definitivo trasferimento delle attività ad Arezzo. Fine».

La logica che guida l’operazione è chiara: «Ed è sempre la solita», osserva l’esponente di Forza Italia. «Si accorpa puntando a risparmiare soldi – spiega – senza badare al mantenimento degli standard qualitativi del servizio di assistenza e cura che si eroga ma solo al contenimento dei costi, vitello d’oro sul cui altare si immola ormai da tempo la sanità territoriale per non dover mettere mano agli apparati e alle burocrazie che, soprattutto in tempo preelettorale, garantiscono il mantenimento del consenso politico».

Negli anni, ripetutamente Mugnai ha presentato alla giunta regionale interrogazioni sul futuro dell’anatomia patologica in Valdarno: «Il più delle volte non ho ricevuto risposta – ricorda – mentre in altri casi si sono avute rassicurazioni generiche a mezzo stampa. Oggi si spiega il perché».

Lucrezia Lombardo

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