Magi "Criminalità ed immigrazione, evitare semplificazioni pericolose"

Intervento dell'assessore comunale

| Categoria: Attualità
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Il rapporto tra criminalità e immigrazione è complesso e devono essere evitate semplificazioni pericolose. Gli stranieri incidono per circa un terzo sulle denunce con autore noto. Tra il 2004 ed il 2011 queste sono aumentate del 12,7%. Tra gli italiani, popolazione numericamente stabile ed in continuo invecchiamento, l'aumento è stato del 41,8%. Tra gli stranieri nello stesso periodo è stato del 23,4%, nonostante che la popolazione straniera sia più che raddoppiata in tale periodo.

Il tema va quindi visto nella sua reale dimensione e nelle sue tendenze di sviluppo: in sintesi è scorretta l’equazione straniero eguale criminale ma è altrettanto scorretto negare le possibili sovrapposizione tra aree di criminalità e aree di immigrazione. In particolare su alcuni tipi di reato l'incidenza delle denunce a stranieri supera il 50%: contraffazione dei marchi, violazione della proprietà intellettuale e sfruttamento della prostituzione. La tragedia del Macrolotto di Prato ha richiamato l'attenzione su una serie di reati: sfruttamento manodopera, immigrazione clandestina, evasione fiscale, contraffazione marchi, sicurezza del lavoro, sicurezza dei prodotti.

In questo contesto, le amministrazioni comunali hanno ruolo e responsabilità: dall’attività di autorizzazione e controllo per residenza, edilizia, attività produttiva, la trasparenza degli atti pubblici, appalti, fino all’illuminazione pubblica, manutenzione, videosorveglianza. Essenziali le politiche giovanili e scolastiche e di integrazione.
L’affermazione della legalità richiede un lavoro preliminare sulle regole: è necessaria una decisa semplificazione normativa, alleggerire e rendere le norme sul lavoro più sostanziali. Le norme devono servire non ad impedire il lecito, ma a prevenire e punire l'illecito.
La diffusione della conoscenza delle regole chiama in causa la scuola ed i media, gli odierni educatori di massa.

Il tema centrale nel contrasto all’illegalità è l'inserimento lavorativo, centrale per tutti. Esistono azioni specifiche per il target di cittadini stranieri che sono possibili: il riconoscimento dei titoli di studio che chiama in causa ministeri dell’istruzione e degli esteri; il potenziamento del loro ruolo di facilitatori dei rapporti economici col paese di origine; relazioni commerciali e progetti di cooperazione, in un'ottica di triple win nella quale hanno positivi ritorni il paese di origine e di destinazione nonchè il migrante. Un'altra azione è la formazione sulla normativa italiana, per la quale gli stranieri hanno fabbisogni peculiari. Gli esempi di buone pratiche dei territori sono molteplici e cito il lavoro fatto dalla Camera di commercio di Firenze con la Prefettura, il vademecum in più lingue “Impresa: legalità e sicurezza”.
Azioni che facilitano i ricongiungimenti familiari degli stranieri sono sicuramente utili per contrastare l’illegalità (lavoro della rete dei consigli territoriali per l’immigrazione, sportelli per stranieri – rete Resisto, progetto FEI Orientamenti ecc.).

I reati denunciati in Italia sono ascrivibili nella stragrande maggioranza alle prime generazioni di migranti. Quello che avverrà nel futuro, con le seconde generazioni, ci chiama fortissimamente in causa, dipende dagli interventi che facciamo oggi. Tra gli alunni di cittadinanza straniera sono più frequenti i ritardi scolastici, le bocciature, gli abbandoni. Questo fa temere fortemente la creazione di sacche di emarginazione estremamente pericolose dal punto di vista della coesione sociale, dello sviluppo del paese e della sicurezza.
Al calo degli investimenti sulla scuola degli ultimi anni, gli enti locali cercano insieme al terzo settore di tamponare le falle, svolgono un ruolo di surroga della scuola ospitando, finanziando ahimè miseramente e cercando di coordinare le associazioni e la ricerca di fondi per doposcuola di sostegno, alfabetizzazione corsi di italiano.
Infine le amministrazioni comunali hanno un ruolo centrale nel costruire relazioni di fiducia, alleanze, che promuovono il senso di appartenenza e favoriscono il controllo sociale.

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