Aldo Cappetti, maestro artigiano che lavora per Valentino pensando ai giovani

Socio di un'azienda che dà occupazione a 25 dipendenti, all'avanguardia nel mondo degli accessori in pelle e della piccola pelletteria

| Categoria: Economia
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Maestro artigiano. Come dire: un riconoscimento alla professionalità acquisita, alle potenzialità di saperi e conoscenze da trasferire alle nuove generazioni, al valore imprenditoriale dimostrato. Aldo Cappetti ha ricevuto questo riconoscimento dalla Regione Toscana e da Unioncamere Toscana.
“Un sogno che è diventato realtà”. E siccome lavora con le pelli ma gioca con le parole aggiunge: “un sogno che non si concretizzasse sarebbe un incubo”. Pericolo evitato e obiettivo centrato. Il nome di Cappetti è legato a quello di “Romy Pelletterie”, azienda di Pian di Scò. E i nomi di entrambi sono connessi a quelli dell’alta moda italiana. Uno per tutti? Valentino Garavani. Nel corso degli anni Cappetti e la Romy Pelletterie hanno fatto della qualità, dello stile e dell’immagine le caratteristiche fondamentali di un'attività che può contare su 25 dipendenti e su un indotto di oltre 100 unità operative. E se la crisi morde tutti, fa meno male a chi punta sull’eccellenza. E, soprattutto, a chi riesce a stare sui mercati internazionali, a fianco di un brand.
“La qualità della produzione rimane un fattore centrale per lo sviluppo di qualsiasi impresa – sottolinea Aldo Cappetti. Lo diventa, in modo particolare, per le aziende del settore moda. Non esiste, ovviamente, un manuale di sopravvivenza dell’imprenditore perché sono essenziali la flessibilità, la capacità di intuire il nuovo, di immaginare quello che verrà, di interpretare gli altri e di essere pronti a realizzarlo. Poi ci sono le caratteristiche indispensabili rappresentate dall’amore per il lavoro, dalla passione per la propria impresa, dall’assoluta disponibilità di tempo che ad essa deve essere garantita”.
Amore per il lavoro e l’impresa vogliono dire anche disponibilità alla “trasmissione” delle competenze. “La qualifica di maestro artigiano – sottolinea Cappetti – diventa anche una sorta di vincolo morale nei confronti delle nuove generazioni. Ho il massimo rispetto per le istituzioni scolastiche e universitarie e ritengo fondamentale il loro ruolo nella formazione culturale dei giovani. Ma quando uno entra in azienda deve essere disponibile a comprendere un mondo per lui nuovo e quindi a rigenerarsi. Porta con sé un patrimonio di nozioni senza dubbio interessante ma deve capire, in primo luogo, la concretezza e la bellezza del fare, del vedere realizzati e non solo scritti i propri progetti”.
Il ruolo del maestro artigiano non esaurisce i bisogni. “Vecchie e nuove imprese hanno bisogno di una rete di sostegno – conclude Cappetti. Non solo nella mia attività professionale ma anche nel mio ruolo di Presidente di CNA Federmoda, ho ben chiare le difficoltà delle aziende. Spesso ci soffermiamo sui problemi aziendali e locali mentre invece dobbiamo aver chiaro che non registreremo un nuovo sviluppo economico se l’Italia non realizzerà, in tempi molto rapidi, un vero ciclo di riforme strutturali. Noi siamo inseriti in un sistema e non possiamo funzionare come “isole felici”. L’Italia deve fare scelte diverse e coraggiose. Penso alla valorizzazione del sistema manifatturiero, alla centralità del comparto moda, alla semplificazione burocratica, ad un nuovo ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo, ad un uso più corretto delle risorse economiche e finanziarie. Senza questi elementi perderemo inevitabilmente competitività. Il mio obiettivo è rimanere maestro artigiano in un sistema economico vivace e propulsivo. Non in un museo di antiche lavorazioni”.

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