Le idee e le richieste del Cimo per l’emergenza urgenza

Arezzo, esperienza d’avanguardia. I nodi della sede della centrale 118 e della preparazione del personale

| Categoria: Sanità
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Non faranno mancare il loro consenso affinché la centrale del 118 resti ad Arezzo, ma le decisioni si prendono altrove e spesso non sono tecniche ma politiche. Lo hanno detto senza mezzi termini i consiglieri regionali Stefano Mugnai (Pdl) e Lucia De Robertis (Pd) intervenendo al convegno organizzato dal sindacato Cimo dei medici ospedalieri, al San Donato. Ma entrambi hanno sottolineato che proprio i presupposti di profilo professionale, di esperienza, e di logica razionale, indicherebbero in Arezzo il luogo e la struttura ideale per  la centrale 118  dell’area vasta Arezzo-Siena-Grosseto.
All’incontro ha preso parte anche Donella Mattesini, membro della commissione Sanità del Senato, e l’intera dìrigenza della Asl.

A metà giornata momento di particolare emozione quando i direttori della centrale 118 Mandò e del Pronto Soccorso di Arezzo Iannelli, assieme al direttore generale Desideri e quello Sanitario Vujovic, hanno voluto salutare con un dono, Alberto Cuccuini, direttore da 10 anni del dipartimento di emergenza-urgenza, che a settembre lascia il servizio.
Dalle relazioni agli interventi dei sindacalisti, dal dibattito con i politici alle valutazioni della direzione generale, molti sono stati i temi affrontati.

Tante sono le sfide che attendono il dipartimento della emergenza. Oggi questa struttura nella nostra provincia è rappresentata da cinque pronto soccorso e da una centrale del 118 radicata sul territorio anche con il fondamentale ausilio del volontariato.

“Nonostante la delibera di indirizzo regionale – è stato detto -  molte aziende continuano ad assumere medici differenziandoli tra sistema 118 e Medicina d’Urgenza ospedaliera. Eppure dal 2010 tutti i medici che sono assunti vengono assegnati al Dipartimento, e il suo direttore indica la unità operativa e la Zona di assegnazione specificando che il Medico sarà destinato ad attività sia di Medicina d’Urgenza Ospedaliera, sia territoriale.  Ogni Medico ha un programma di formazione ed inserimento nel settore dell’urgenza in cui è meno esperto in particolar modo, prima di salire in ambulanza, 12 mesi di formazione. Per il Pronto soccorso 6 mesi di inserimento prima in affiancamento, poi ai codici minori, ed infine in tutti i settori.”

Va ricordato che il dipartimento della Asl coordina il Pronto soccorso di Arezzo (4 letti HDU, 10 letti OBI, 10 letti Degenza), del Valdarno (4 letti HDU, 14 letti Degenza, 8 letti OBI), del Casentino (4 letti OBI), della Valdichiana (3 letti OBI), di Sansepolcro (3 letti OBI), la centrale del 118 con 2 Auto mediche,  6 PET medicalizzate,  3 infermierizzate e 10 Ambulanze BLSD. 
Arezzo ha precorso rispetto a molte altre realtà toscane e italiane il modello che adesso è contenuto anche nelle normative. Ma molto c’è ancora da fare. E’ stato proprio Cuccuini a sintetizzare lo stato dell’arte.

Nel governo di questa area così fondamentale per i cittadini e per una buona organizzazione sanitaria, che si pone fra il territorio e l’ospedale, è indispensabile il coinvolgimento dei professionisti nel progetto aziendale della Emergenza Urgenza, sviluppare la formazione professionale con una figura medica esperto nel trattamento di ogni tipo di urgenza, un razionale utilizzo delle risorse, abbattere la resistenza dei medici a salire in ambulanza o auto medica. E’ stato in questo contesto sottolineato il diverso grado di preparazione e atteggiamento culturale dei medici 118 e Medici di medicina d’Urgenza: in Valtiberina si cominciamo ad avere i primi medici che svolgono questo tipo di attività; in Casentino ancora in fase di formazione; in Valdarno pur avendo una ottimo inserimento dei MET al PS, ancora non abbiamo medici “ospedalieri” che salgono in ambulanza; ad Arezzo ancora modello in fase molto iniziale.

E’ stato sottolineato nel corso del convegno come sia opportuna la creazione di strutture semplici di medicina d’urgenza territoriali nelle zone periferiche dove il medico faccia sia Pronto soccorso che ambulanza ( 12 medici teorici )
C’ una discussione a livello contrattuale - sindacale per adattare il modello Medico unico dell’Emergenza anche alla realtà Aretina e Valdarnese.
“Ma la Regione Toscana – ci si è chiesti in questo convegno della Cimo - vuole davvero che si continui ad andare in questa Direzione? La mancata definizione degli organici delle varie postazioni territoriale e dei pronto soccorso non autorizza a pensare positivo. Se a questo ci aggiungiamo anche il mancato controllo del rispetto della delibera sugli indirizzi di assunzione dei Medici dell’Emergenza il pessimismo si fa strada concreta.”

Nel corso della giornata di lavoro è stato illustrato anche il nuovo percorso della organizzazione in rete secondo il modello “Hub & Spoke” per livelli di complessita' di cura e per le patologie che necessitano di risposte differenziate in base alla gravità e specificita' (Trauma Grave, Stroke, STEMI, Emergenza Pediatrica) e la definizione e implementazione dei Percorsi Clinico Assistenziali condivisi con il Sistema di Emergenza Pre-Ospedaliero (118): Arezzo avrà funzione centrale a livello provinciale di riferimento per tutti gli ospedali.

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