Consiglio provinciale aperto su Podere Rota, i cittadini chiedono garanzie sulla futura chiusura della discarica

La seduta stamani a Terranuova. Hanno partecipato circa ottanta residenti

| Categoria: Valdarno
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Lunghissima e partecipata  seduta del Consiglio provinciale aperto dedicato alla discarica di Podere Rota, che si è svolto stamani a Terranuova. Più di ottanta i cittadini, rappresentanti di comitati, associazioni e istituzioni locali presenti che hanno partecipato all'appuntamento nella sala consiliare. In ordine hanno preso la parola davanti ai consiglieri e raccontato la loro verità, la loro vita a fianco dell'impianto e soprattutto hanno chiesto interventi concreti subito, e garanzie sulla futura chiusura della discarica.

Ad aprire la seduta, dopo i saluti istituzionali, è stato il presidente dell'Osservatorio, Maurizio Viligiardi, rientrato appositamente dalla visita istituzionale in Bosnia. "L'Osservatorio - spiega - è nato come occasione di confronto fra i soggetti interessati a gestione, programmazione e controllo, e cittadini che intorno a Podere Rota ci vivono e ne subiscono le conseguenze. Devo dire che si avverte la mancanza, al suo interno, della Provincia. Da parte nostra, comunque, oggi sono due le richieste ferme. La prima su un fronte immediata: interventi concreti per limitare gli odori nell’ambito circostante. La provincia ha fatto qualcosa, ma ancora c’è da lavorare per raggiungere i risultati che ci aspettiamo. Non tutto può essere conferito a Podere Rota, e so che la provincia sta pensando anche a questo. La seconda richiesta è in una prospettiva a lungo termine: vogliamo una data certa sul termine del sito di Podere Rota".

Poi l'intervento dei cittadini "Ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni, ostaggi di un ecomostro", sono stati alcuni degli interventi. "Vogliamo subito un’indagine epidemiologica, ma anche il monitoraggio continuo di aria e acqua; e la chiusura della discarica il prima possibile". E ancora: "Il Valdarno è ancora la discarica di Firenze, l'Ato Sud e la provincia di Arezzo dovrebbero uscire da questo ricatto che arriva da un territorio che non sa come smaltire i propri rifiuti, e viene a portarli qui".

È Catia Naldini, cittadina e membro dell'osservatorio, che entra nel merito delle richieste urgenti: "Vogliamo conoscere i risultati dei monitoraggi sull'inquinamento di falde acquifere e aria; ma anche sapere se la Asl ha eseguito valutazioni sull'impatto dell'impianto sulla salute dei cittadini. Infine, vogliamo sapere se la Fos di Aisa, ora vietata, lo sarà definitivamente".

Sulla Fos, e sugli altri aspetti che concorrono alla formazione dei cattivi odori, lungo intervento del dirigente dell’area Territorio e ambiente della Provincia, Patrizio Lucci. "In questo momento in discarica non si fa copertura giornaliera con Fos di Aisa, perché non dava adeguate garanzie di stabilizzazione. Stiamo lavorando per avere le condizioni perché Aisa porti una Fos adeguatamente stabilizzata. Per quanto riguarda la copertura giornaliera, abbiamo autorizzato al gestore nuove modalità che riteniamo possano assicurare la copertura anche nei giorni in cui ci sono condizioni meteo avverse, che finora rendevano difficile questo passaggio. Abbiamo autorizzato allo stesso tempo anche nuove modalità di copertura definitiva nei moduli esauriti. E infine, per la captazione del biogas, sono previsti interventi per migliorare il sistema. Altre prescrizioni più stringenti interessano, da circa dieci giorni, l'impianto di Tb Spa: per ridurre e controllare le emissioni odorigene che provengono da quell’impianto, saranno migliorati il biofiltro e il sistema di apertura e chiusura delle porte".

Tutte queste prescrizioni recenti dovrebbero consentire, sulla carta, un abbattimento delle emissioni di cattivo odore dall'impianto. La provincia ha già annunciato i prossimi passi: la verifica che le nuove prescrizioni emesse siano efficaci; la conferenza dei servizi convocata per il 30 luglio per discutere del tema dell'idrogeologia e della qualità delle acque sotterranee; la valutazione su tipologie di rifiuto che non possono andare in quella discarica, argomento da estendere ad esempio ai fanghi. Csa Impianti e Tb Spa, da parte loro, hanno confermato nei loro interventi la volontà e la disponibilità a migliorare i sistemi per abbattere i disagi nei confronti dei cittadini.

Una delle dichiarazioni che ha animato di più il dibattito è venuta dalla dottoressa Francalanci, responsabile di Arpat di Arezzo: "Il sistema di monitoraggio dei cattivi odori resta una delle criticità, anche dell'osservatorio - ha detto - e ci vorrebbe un'organizzazione più sistematica. Non pensate però che Arpat possa assumersene la responsabilità: le risorse che ci sono oggi, infatti, bastano appena ad effettuare i controlli che facciamo". E su questo punto sono state molte le richieste arrivate da consiglieri provinciali e cittadini, affinché si trovino, fin da subito, le risorse necessarie ad un ente pubblico e terzo, come appunto è Arpat, per controllare e svolgere il suo lavoro.

Sulla questione dei cattivi odori, un passo in avanti importante potrebbe arrivare presto grazie ad una dichiarazione di disponibilità arrivata dalla Regione Toscana. Nella sua lettera, inviata all'assemblea, l'assessore regionale Anna Rita Bramerini ha aperto infatti il confronto sull'ipotesi di connotare in termini giuridici il tema dei cattivi odori. In sostanza, una legge regionale che stabilisca quali sono i limiti entro cui si possa parlare di emissioni odorigene fonti di disagio, e in cui si chiarisca chi deve controllare e chi può sanzionare. "Ottima notizia - hanno affermato in molti - purché non rimanga solo una promessa".

Nel corso delle quasi cinque ore di discussione, molti gli interventi di rappresentanti delle istituzioni che hanno chiesto alla politica di prendere decisioni e dettare indirizzi in maniera concreta e coraggiosa. Tutte le indicazioni raccolte stamani saranno inserite in un documento che la conferenza capigruppo della provincia preparerà in vista del prossimo consiglio, a settembre, e che conterrà i punti cardine relativi al futuro di Podere Rota.

A chiudere la discussione è stato l'assessore all'ambiente, Andrea Cutini. "Siamo venuti qui per ascoltare e ora dobbiamo provare a dare risposta a problemi oggettivi che accompagnano la presenza dell’impianto di Podere Rota. Una parte di interventi sono stati fatti, ma non bastano a dare una risposta adeguata. Il quadro normativo in cui agiamo spesso incerto: per questo abbiamo difficoltà e ritardi. L'assessore regionale Bramerini ha riconosciuto che in questo territorio ci sono problemi, quindi ha proposto di aprire un confronto importante sui cattivi odori: è già una conquista. Sulla questione dei problemi di Arpat: sappiamo che non ci sono risorse adeguate per i controlli del sistema pubblico. Ci sono grosse difficoltà, ma dobbiamo anche riconoscere che Arpat ha fatto molto, anche grazie al mantenimento di una sezione qui in Valdarno reso possibile da un impegno forte dei sindaci. Certo bisogna combattere per avere più risorse per questi controlli. A livello politico, dobbiamo muoverci affinché le richieste che vengono dal territorio in questa fase di revisione del piano regionale dei rifiuti siano nel senso della riduzione dell’utilizzo delle discariche".

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