Caprese, consegnate le prime 510 firme contro la realizzazione della centrale a biomassa

Al sindaco, al presidente della Provincia ed al Governatore Rossi

| Categoria: Valtiberina
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Questa mattina sono state inviate al Sindaco del Comune di Caprese Michelangelo, al Presidente della Provincia di Arezzo, al Presidente della Regione Toscana e agli assessori competenti le prime 510 firme di persone che si oppongono alla costruizione della centrale a biomassa. Queste adesioni testimoniano uno stato di inquietudine nella popolazione rispetto alla possibilità che tale impianto possa irrimediabilmente danneggiare un ambiente incontaminato con una purezza d'aria davvero unica.
E' certo che l'impianto in questione non inquina oltre i limiti di legge – ci mancherebbe altro – ma gli stessi dati presentati dalla ditta proponente dichiarano che si passerà rapidamente ad una atmosfera satura di inquinanti come gli ossidi di azoto, polveri sottili e micropolveri, aspetto questo sottolineato anche dalla stessa ARPAT. Sempre come dichiarato dalla stessa impresa proponente questi inquinanti ricadrebbero a terra su un'area estesa, con le immaginabili conseguenze per l'agricoltura, l'allevamenti, gli orti familiari, e con i conseguenti rischi per la salute. Solo questo fatto da solo basterebbe a legittimare un senso di preoccupazione nei residenti di Caprese. Ma le proccupazioni vengono anche da altre considerazioni. Questo impianto richiede investimenti straordinari per la sua realizzazione (pensiamo in particolare alla necessità di costruire un elettrodotto per collegarlo con il gestore nazionale). E avrà inevitabilmente alti costi di gestione, vista l'esigenza di conferire esclusivamente da fuori tutto il combustibile (60 tonnellate al giorno solo di cippato, come dichiarato nel progetto) per strade di montagna poco adatte al passaggio di mezzi pesanti, spesso innevate e a rischio ghiaccio, e che attraversano i centri abitati. Viene allora da domandarsi: perchè farlo proprio a Caprese, quando costuire un impianto simile in una zona industriale, facilmente raggiungibile e già connessa alla rete elettrica, renderebbe tutto più semplice e redditizio. Il nostro è un dubbio lecito o è difensivismo? Davvero era opportuno che su questo tema così sensibile per la salute e per l'ambiente si fosse fatta una tempestiva e adeguata informazione, perché essere informati è soprattutto un diritto dei cittadini, oltre che un dovere.
Meglio ancora sarebbe stato se si fosse cercato in tempi utili un confronto con la cittadinanza.
La proposta del Sindaco di organizzare un incontro pubblico con ARPAT, Azienda Usl e l'impresa che ha presentato il progetto, non può che essere letta positivamente, anche se davvero tardiva, visto che l'autorizzazione è stata rilasciata ormai da 4 mesi. Speriamo comuque che possa essere un confronto aperto, perché su un tema così complesso come la tutela dell'ambiente e la tutela della salute avere dei dubbi è legittimo, non averne non lo è.

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